Il trionfo della giustizia
di Roberto Bertoni
Per una volta, possiamo dirlo con orgoglio, ha trionfato la giustizia ed il merito è soprattutto dell'Italia e del Partito radicale. Martedì 18 dicembre è stata approvata all'ONU la moratoria contro la pena di morte, un fatto storico se si pensa all'importanza e al prestigio delle nazioni contrarie a tale risoluzione. Per fortuna, Cina, Iran, India, Stati Uniti e altri paesi non si sono avvalsi dell'articolo che permette di rivendicare la sovranità di decisione di ciascuno stato, e, pur essendo contrarie, hanno permesso che si compisse un gesto di civiltà di proporzioni epocali. Sempre in questi giorni, apprendiamo con piacere che negli Stati Uniti, lo stato del New Jersey abbia detto basta al boia, entrando a far parte dell'esigua schiera di stati americani che si sono accorti dell'inutilità e dell'ingiustizia di una pena simile. Per tutto l'anno, abbiamo seguito con trepidazione la vicenda, auspicando che le pressioni e gli appelli internazionali salvassero la vita a più condannati possibile, in virtù del principio (riportato da un significativo spot della Rai) per il quale "punire è legittimo ma uccidere è sempre sbagliato". L'altro aspetto straordinario che abbiamo colto in questa vicenda è l'unità di intenti tra i nostri due schieramenti, concordi nel chiedere l'abolizione di questo scempio in tutto il mondo e collaborativi nel sostenere una battaglia che non avremmo mai portato a termine senza l'impegno e la collaborazione di tutte le forze politiche. Era accaduto anche in occasione dell'esecuzione di Saddam Hussein, impiccato il 30 dicembre 2006, e Paolo Mieli scrisse sul "Corriere della Sera" un editoriale dal titolo "Mai più patiboli. Per nessun motivo". Quell'auspicio ha avuto unanimi consensi ed è stato accolto da forze politiche che, per una volta, si sono dimostrate mature e responsabili, facendo proprio quel messaggio e cercando di sensibilizzare l'opinione pubblica internazionale su una lotta, quella contro il boia, da vincere ad ogni costo. Non è detto che ci si riesca davvero, che in Cina diminuiscano le fucilazioni e negli Stati Uniti scorra un po' meno veleno nei bracci della morte ma rispetto a prima è stato compiuto un passo avanti decisivo, ottenendo il consenso di tutta l'Europa e della maggior parte degli stati membri delle Nazioni Unite. Per un giorno, anche se spesso gliene diciamo di tutti i colori, dobbiamo essere davvero orgogliosi di essere italiani e di aver sostenuto e collaborato al raggiungimento di un traguardo così importante. Il 18 dicembre, all'ONU, non ha vinto il governo Prodi, non ha vinto solo l'Italia, ha vinto l'umanità, incamminandosi su una strada che, ci auguriamo, conduca la società al livello morale e civile che ci permetterebbe a tutti di avere un futuro meno incerto.
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