La condanna a morte della pena capitale

prigione.jpgdi Bi. Si.

30 novembre 1786, il Gran Ducato di Toscana, sotto il regno di Pietro Leopoldo Asburgo Lorena, è il primo paese civile al mondo ad abolire la tortura e la pena di morte. 18 dicembre 2007, a New York l'Onu dice sì alla moratoria universale contro la pena capitale. Più di due secoli separano queste date. Il collante lo fa l'Italia. Già, perché il testo presentato e approvato dall'Onu proprio ieri è stato redatto dall'Italia, paese che si è sempre battuto in prima linea su questo fronte. E a nulla sono valse le intimidazioni del rappresentante di Singapore a New York. "La vostra azione (dell'Italia, ndr) non sarà senza conseguenze - aveva detto - perché volete imporci le nostre regole, ma nulla cambierà nel nostro ordinamento giuridico". Coraggio ce ne vuole già solo a parlare di giustizia leggendo la parola pena di morte. Forse il codice di Hammurabi 3000 anni fa poteva accettarlo. Ma non l'Onu nel 2007, quasi 2008. "Qual può essere il diritto che si attribuiscono gli uomini di trucidare i loro simili? Non certamente quello da cui risulta la sovranità e le leggi" dichiarava Beccaria secoli orsono nel suo "Dei delitti e delle pene". E così dopo anni di dure battaglie, associazioni infaticabili come "Amnesty International" o "Nessuno tocchi Caino" sono finalmente soddisfatte. E, con loro, la civiltà. Già diversi trattati erano stati stipulati per avvicinare tutti i paesi del mondo a questo traguardo così importante, per ultimo la dichiarazione di Libreville, in Gabon, paese ora verso una più giusta giustizia. Proprio mentre il New Jersey tornava sui suoi passi abbandonando gli altri stati Usa e approvando in Senato il no alla pena di morte. Questo del 18 dicembre 2007 resta comunque un "segnale storico", come lo ha giustamente definito il presidente Napolitano, soprattutto dopo i dietrofront del 94 e del 99. "Un risultato ben oltre le attese, assolutamente non banale", secondo Massimo D'Alema, felice come un bambino quando ha alzato gli occhi per vedere il tabellone luminoso del risultato e ci ha trovato proiettati ben 104 sì. D'accordo, restano i soliti dubbiosi nel limbo dei 54 astenuti, più i (meno) soliti fermamente decisi 29 no. Ma vediamo un po' di numeri in concreto. Ad agosto 2007, secondo i dati riportati dall'associazione "Nessuno tocchi Caino", i paesi ad avere ancora all'interno del proprio ordinamento la pena di morte erano ben 51. Di questi solo 2 non fanno parte dell'Onu (Autorità nazionale palestinese e Taiwan), altri 11 cosiddette "democrazie liberali". Tra questi 51 spiccano per forza di cose Stati Uniti, Cina, Giappone, Iraq e Sudan. 5 in tutto i paesi che applicano una moratoria delle esecuzioni, di cui solo uno del Consiglio d'Europa, ovvero la Russia, che si è impegnata anche ad abolire la pena capitale. Infine 93 abolizionisti, più 39 paesi che non applicano la pena dipena_morte.jpg morte da almeno 10 anni. Numeri, prima solo numeri, ma ancora oggi paradossalmente moltissimo da fare. L'uscita del rappresentante del Singapore docet. Perché in fondo, la moratoria approvata martedì 18 dicembre non impedisce affatto ai vari paesi di attuare la pena capitale, ma solo di decidere in tempo valido la sua abolizione. Morte per la pena di morte. E poi statistiche varie (sempre numeri) hanno ampiamente evidenziato come la decisione di condannare a morte l'autore di delitti gravissimi (non sempre), non risolva proprio nulla, anzi. Già uno studio (per la verità uno dei tanti) del 1999, focalizzato sul Texas, ha dimostrato che non soltanto la pena capitale non ha alcun effetto deterrente nei confronti della criminalità, ma ha evidenziato anche che il numero di esecuzioni non ha relazione con il tasso di omicidi e di gravi reati in genere. In linea, anzi a conferma di tutto ciò, il rapporto 2004 dell'FBI mostrava come negli stati del sud del Texas il numero degli omicidi era salito. Negli stati texani del sud si svolgevano l'80% delle esecuzioni. In altre parole torna l'asserzione di Robespierre secondo cui "tutto è fecondo nelle leggi equilibrate, tutto cospira contro leggi crudeli". Beccaria invece così esordiva sulla pena di morte: "quell'efficace, perché spessissimo ripetuto ritorno sopra di noi medesimi, io stesso sarò ridotto a cosí lunga e misera condizione se commetterò simili misfatti, è assai piú possente che non l'idea della morte, che gli uomini veggon sempre in una oscura lontananza". Che significa effetto deterrenza zero della pena capitale. Perdipiù la suddetta pena di morte non è mai stata nuova ad episodi di malcelato razzismo. La maggior parte dei giustiziati nelle Americhe ha infatti la pelle nera. Guarda caso. Circa il 5% dei giustiziati si capirà poi essere stato davvero innocente, molti quelli ritardati mentali e con evidenti malattie tali da compromettere la reale capacità di intendere e di volere in qualsivoglia loro genere di violenza attuata. L'ultimo passo, corto ma necessario, di New York, rappresenta dunque solo una delle tante "battaglie di civiltà". La guerra è appena iniziata. Guerra senza armi né condanna a morte per gli sconfitti. Impugnando soltanto la giustizia nel suo significato più letterale di arma senza taglio.



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