La nuova tomba di Gesù




«Gesù non resuscitò tre giorni dopo la sua sepoltura. Il suo corpo venne trafugato dai discepoli e sepolto a Talpiot, nei pressi di Gerusalemme». Simcha Jacobovici, giornalista investigativo di fama, ha esordito in questo modo alla conferenza stampa (Gerusalemme, 28 febbraio 2007) convocata assieme al regista James Cameron per annunciare il ritrovamento della tomba di Gesù di Nazareth. Inaspettatamente, il destino si è preso gioco dell’Occidente. E chi poteva immaginarselo: Gesù Cristo sconfessato per bocca di un regista? La tomba è stata rinvenuta all’interno di un vasto complesso funebre scoperto nel 1980 a sudest di Gerusalemme in una località chiamata Talpiot. La tomba giaceva in un ossario assieme ad altre due. Jacobovici è convinto che questi feretri contengano le spoglie di Gesù, Maria Maddalena e Judah, presunto figlio di Gesù. Effettivamente, le insegne sulle pietre tombali portano inscritti in Aramaico questi tre nomi. Ma come spiega Feuerverger, ricercatore presso il dipartimento di statistica dell’Università di Toronto e appassionato di archeologia biblica, «c’è soltanto una possibilità su 600 che i nomi presenti nei feretri di Talpiot corrispondano alla famiglia descritta nel Nuovo Testamento». In questi ultimi anni, a seguito del boom delle costruzioni edilizie, nei pressi di Gerusalemme sono state rinvenute centinaia di tombe, alcune vecchie anche di 2000 anni. Qualcuno a fatto dei calcoli e sembrerebbe che almeno in una tomba su cinque ci siano inscritti gli stessi nomi: Jesus, Maria, Judah. Nonostante l’entusiasmo dimostrato del regista (e dalla Associated Production che ha finanziato il documentario di Cameron dal titolo The Lost Tomb of Jesus) non vi è accordo tra gli esperti. D’altra  parte, l’argomentazione di Feuerverger non è del tutto campata in aria. I calcoli da lui condotti si basano su di una stima approssimativa, ricavata dai dati relativi alla scolarizzazione dei bambini ebrei in quel periodo. La discussione rimane comunque controversa. La chiesa ha già dichiarato guerra al documentario di Cameron e c’è da aspettarsi che questa discussione non troverà una soluzione immediata. (Davide Luigi Rabacchin)



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