La Pro - Loco Italo Danese (prima parte)

cartina_Abruzzo.jpgdi Antonio Bini

L’Abruzzo ricorda la scuola di Kristian Zahrtmann a Civita d’Antino e la più antica pro-loco dell’Italia centro-meridionale di cui l’artista fu mecenate e presidente onorario

Civita d’Antino (L’Aquila) - Cari amici danesi , quella di oggi costituisce una tappa significativa nel percorso di recupero del passato di Civita d’Antino e della stessa storia artistica di Kristian Zahrtmann, nel quale sono impegnato da alcuni anni. La storia non si improvvisa, né tanto meno si può inventare. Ma il passato può anche essere dimenticato quando non viene alimentata la memoria o peggio ancora quando questa viene rimossa a causa di eventi tragici, come un devastante terremoto, come quello che colpì duramente l’Abruzzo nel 1915 e la Marsica in particolare, con la perdita di 30mila vite umane e la distruzione di interi paesi. Quel terremoto colpì duramente anche la vicina Sora, città da dove arrivò Zahrtmann a Civita, nel 1883.

Il declino, non solo demografico, di un paese come Civita, con alle spalle una storia millenaria, che affascinava lo stesso Zahrtmann non meno dei paesaggi della Valle Roveto – tanto da voler riportare all’esterno della sua casa di Copenhagen, affettuosamente chiamata “Casa d’Antino”, l’antico motto del popolo marso: “Nec sine, nec contra” (né senza, né contro), che contrassegna tuttora lo stemma comunale – il declino, dicevo, rappresenta una perdita culturale che va ben oltre la stessa comunità locale. Ho cominciato ad occuparmi di Zahrtmann e della sua scuola, per caso, sette anni fa, quando mi capitò di accompagnare a Civita un giornalista e scrittore svedese, Johan Werkmaster, alla ricerca della tomba di un pittore svedese, Anders Trulson, sepolto nel vecchio cimitero.

Italian_di_Kristian_Zaratan.jpgMi incuriosii. Mi chiesi cosa ci facesse un pittore svedese un secolo fa a Civita, in un paese  inevitabilmente “sperduto” -  come i giornalisti stranieri amano ancora definire i piccoli paese montani d’Abruzzo, sulla scia dei viaggiatori romantici dell’800 che si avventuravano in Abruzzo. Fu Johan ad aiutarmi gradualmente a capire l’importanza di questa stagione artistica legata alla scuola di Zahrtmann, scrivendo poi un articolo sulla pagina culturale del Goteborg Posten, in cui parlava del suo viaggio in questa dimenticata Skagen italiana. Nel paese le uniche tracce rimaste erano limitate alle due targhe presenti a Porta Flora e al nome di alcune strade o piazze che ricordano Zahrtmann, P.S. Krøyer e J.Jørgensen. Nessun altra traccia era rimasta d’una scuola frequentata per anni da decine di giovani artisti, di cui si faceva e si fa ancora menzione nel sito del Museo d’Arte di Bornholm che, delineando il profilo di Zahrtmann, ricorda la sua “summer school” italiana, tra le montagne d’Abruzzo. http://www.bornholms-kunstmuseum.dk/

Feci delle ricerche in Italia e in Abruzzo trovando rare e frammentarie notizie su questo periodo artistico, assente dai circuiti editoriali, mentre nemmeno un cenno veniva fatto in una voluminosa guida turistica realizzata della Provincia dell’Aquila. Scoprii comunque che su Zahrtmann era stata allestita nel 1999 una mostra a Pistoia con la stampa di un documentato catalogo - in due distinte edizioni (danese e italiana) – che ruotava su un’unica opera, proveniente dal Museo di Bornholm: “Matrimonio pistoiese” - un’opera a tema religioso, molto vicina alla “Processione di San Lidano” (nativo di Civita),  la cui immagine, forse per non far sfigurare l’opera locale, era stata proposta in b/n. In quella mostra furono esposte varie opere abruzzesi di Zahrtmann. In Abruzzo non se ne seppe nulla.


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