Illegio diventa angelica
Redazione Arca
I volti dell’invisibile, gli angeli scendono a Illegio, la mostra inaugurata sabato 24 aprile sarà aperta fino al 3 ottobre
Gli angeli scendono a Illegio. In un mondo che nega tutto quello che non può vedere e provare, spesso relegando la ricerca spirituale personale in un percorso esotico confinante più con la new age che con la dimensione della fede, dalla Carnia arriva ancora una volta un messaggio-provocazione controcorrente, forte e profondo. Non solo un invito a riscoprire quei misteriosi sentieri dell’anima che conducono in alto, verso il Sommo invisibile, verso Dio, ma anche l’indicazione – per mezzo del linguaggio dell’arte – di un troi verso un mondo altro, quello degli angeli, degli inviati di Dio, celebranti o guerrieri, sommi comunicatori e nostri custodi, come ci hanno insegnato fin da bambini. A loro è dedicata la grande mostra Angeli. Volti dell’invisibile che sarà inaugurata sabato, alle 16, alla Casa delle Esposizioni, nel paesino carnico, dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, dal presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, cardinale Giovanni Lajolo, e dal direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci.
Se la presenza di queste illustri autorità testimonia la massima considerazione in cui è tenuta a Roma l’attività del Comitato di San Floriano (vedi lo strepitoso successo della mostra capitolina Il Potere e la Grazia), a Illegio è arrivata anche una graditissima lettera del Quirinale: in essa il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano conferma la sua visita alla mostra in occasione del viaggio che compirà nella nostra regione durante la prossima estate (con probabili tappe a Porzûs e ad Ampezzo). La mostra è un altro piccolo miracolo artistico, culturale e di fede – il settimo in Carnia –, segnato quest’anno da settanta capolavori (dal 1300 al 1700) provenienti da prestigiosi musei di tutta Europa, come i Vaticani e gli Uffizi, Gallerie Borghese e Doria Pamphilj di Roma, Thyssen Bornemisza di Madrid, Gemäldegalerie di Berlino. E gli autori? Potremo ammirare opere di Botticelli, Lippi, Melozzo, Garofalo, Ghirlandaio, Correggio, Veronese, Savoldo, Gentileschi, Bernini, Rubens e Giambattista Tiepolo.
Proprio accanto alle gallerie con il ciclo di Abramo e con la stupenda Caduta degli angeli ribelli affrescati dal Tiepolo, ieri nella sala del trono del palazzo arcivescovile di Udine monsignor Angelo Zanello, presidente del Comitato di San Floriano, e don Alessio Geretti, curatore dell’esposizione, hanno presentato la mostra assieme all’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato. «Alla creatura angelica che Dio ci ha messo accanto – ha detto don Angelo –, alla sua voce sottile che ci parla di Cristo desideriamo che, con questo evento culturale e spirituale insieme, ognuno sappia dare ascolto: presenza benedetta che evoca innocenza e trasparenza, ordine e compostezza, bellezza e nobiltà, intelligenza spirituale e volontà indomita di bene, benevolenza divina e prospettiva di immortalità, consacrazione e missione, interiorità e accesso al mistero».
L’angelo è figura quanto mai familiare nella cultura cristiana (e non solo), ambasciatore e custode, difensore e segno forte della presenza di Dio, «una verità di fede» come ha ricordato l’arcivescovo citando il catechismo. Una presenza fondamentale nell’arte attraverso i secoli, una delle figure più ricorrenti, non simbolica, non impalpabile, ma reale pur nella sua appartenenza alla dimensione divina. In qualche modo, dunque, il percorso di Illegio ci svela l’invisibile e i suoi protagonisti. Come ha ricordato don Alessio Geretti, «nella divina Rivelazione si scorgono due aspetti fondamentali, su cui dovremmo riflettere e che contraddistinguono queste creature così diverse dagli uomini e così vicine ad essi. Da una parte, l’angelo è una creatura che sta davanti a Dio, orientata con l’intero proprio essere verso l’Altissimo; dall’altro, proprio per il fatto di essere apud Deum, egli può anche essere molto vicino all’uomo. Gli angeli parlano all’ uomo di ciò che costituisce il cuore del suo essere, di ciò che nella nostra vita quotidiana tanto spesso è sepolto da dimenticanza e affanni: essi, toccandoci da parte di Dio, ci aiutano a rientrare in noi stessi e a ritrovare quel respiro spirituale senza il quale possiamo soltanto sopravvivere e regredire».
Motivo ripreso dall’arcivescovo Mazzocato: «Nonostante i tentativi di demitizzare questa figura – ha detto il presule –, riducendola a qualcosa di simbolico e di allegorico, la questione per noi è teologicamente centrale, tanto che la Chiesa proclama l’esistenza degli angeli una verità di fede. Una fede che ha contribuito a costruire civiltà». La provocazione di Illegio, che ci propone un’ottica anticamente nuova: una strada che, abbandona le false certezza del materiale per l’ineludibile anelito spirituale, alla fine invita a riscoprire, tramite gli angeli, la bellezza, la libertà e la grandezza dell’uomo. Se guardiamo al mondo della cultura contemporanea, l’aspetto che colpisce – come è stato detto ieri – è che sia proprio la letteratura laica a restituire corporeità e identità a questi esseri superiori nella loro divina invisibilità, contribuendo a recuperare – paradossalmente – una tradizione di fede a volte dimenticata. Ma perché accade questo? «Perché l’uomo non può rassegnarsi – ha risposto Mazzocato – a vivere in un mondo sensibile soltanto allo sperimentabile». Allora l’uomo cerca le sue risposte seguendo strade diverse e trovando appagamento là dove scienza e materialismo non danno soluzioni. «Così la dimensione invisibile e spirituale cancellata dalla cultura pubblica – ha concluso l’arcivescovo – riemerge sorprendentemente altrove». Il piccolo miracolo di Illegio ha dato il suo contributo anche a questo.
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