Tra Luoghi e Matrici: intervista a Gabriele de Pascal

De Pascal Santiagodi Davide Castrianni

Si è conclusa domenica 7 dicembre la mostra "Luoghi e matrici", ibrido fotografico-pittorico che ha visto esposte le opere di Gabriele de Pascal e G. Carlo Santiago. Una doppia personale che ha influenzato l'atmosfera del circolo Arci Zoo di Udine per un mese esatto. Ne abbiamo parlato con uno dei due autori, Gabriele de Pascal, giovane fotografo e artista udinese dalle idee molto chiare. Tanto che si presenta da subito parlando di se stesso e delle proprie scelte.

 

Non amo parlare del passato, preferisco guardare al futuro. Immagino che ciò derivi da un preciso interesse per l'immagine. Parlo di immagine e non di fotografia perché non mi reputo un fotografo in senso stretto, né è questa la mia professione. Provengo da studi universitari di storia dell'arte e non amo collocarmi da una parte o dall'altra della barricata. La mia scelta è perciò una "non scelta". Il produrre arte e/o fotografia è un parto difficile, che passa al vaglio del mio primo critico: un altro me stesso. Decidere di esporre è stata una decisione tormentata. Solo con il tempo sono riuscito a capire e ad accettare che la mia natura è l'ambiguità e la scissione.


Il tuo rapporto con G. Carlo Santiago è molto particolare…

Posso dirti che nasce in Portogallo, a Lisbona, ma non credo di poter essere molto esauriente a proposito. Devo mantenermi sul vago per precise volontà dell'artista che non ama mostrare se stesso o diffondere informazioni personali. La sua figura è in gran parte discreta e assente. Io stesso lo conosco molto poco ed è stata quasi una casualità produrre una doppia personale. La dualità tra i due modi di operare in campo artistico è tuttavia una delle cose più riuscite; anche la banalità della dicotomia bianco-nero (grafica della locandina e contrasto tra supporti delle foto, neri, e le pareti, bianche) sembra funzionare all'interno di un contesto che definirei come un' operazione sperimentale, sicuramente inconsueta. In comune abbiamo molte cose, ma si tratta di una sensazione, a pelle, più che di un confronto diretto. Praticamente io e lui non parliamo.

 

Ne è uscita questa doppia personale che si presenta come un evento decisamente originale.

Si, si tratta di una mostra inconsueta, che definirei in movimento, in fieri. All'inaugurazione è stato possibile confrontare e scontrare i due modi di produrre arte in maniera evidente e visibile: i pannelli neri su cui erano disposte le foto (i luoghi) a coppie si opponevano frontalmente alle pareti bianche su cui erano state appesi i quadri (le matrici) di Santiago. Si è creato così un corridoio dinamico e antitetico, non opprimente, ma separato dal resto dello spazio. Nelle settimane successive i pannelli con le foto sono stati maltrattati, spostati e nascosti a seconda delle esigenze del club Zoo (uno spazio multifunzionale sfruttato per molteplici attività musicali e culturali). Una mostra quindi che si muove, si chiude e si nasconde, anche con orari di apertura al pubblico inconsueti, in prevalenza notturni. Non mi dispiace il doppio concetto di dualità e di negazione, che tengo a ribadire. Ho accettato di buon grado la cosa. Quasi un gioco concettuale involontario, soprattutto quando i pannelli sono rimasti girati, per le esigenze del locale, faccia al muro nascondendo di fatto le fotografie per un certo periodo di tempo.

Entrando più nello specifico della vostra operazione, che cosa sono i Luoghi e le Matrici protagonisti del vostro lavoro?

Sulle Matrici riporto la spiegazione data da Santiago : "la serie "Matrici" rappresenta il tentativo di esercitare un controllo sul sorgere segnico di immagini astratte. La produzione di sfondi pittorici monocromi interagisce con dei livelli fotografici e con una serie di composizioni astratte costruite separatamente in fase di disegno o di schizzo. L'elaborazione delle geometrie e la sovrapposizione dei segni vengono interpretate come uno strumento ordinante, diventano una griglia estetica, applicabile per incanalare un' operazione di costruzione e decostruzione. Le "matrici" (tali perché ripetibili) vengono così acquisite e trasformate digitalmente, fondendosi in combinazioni ragionate. La sintesi finale è il recupero in chiave dichiaratamente decorativa di un'operazione controllata: il riordino di una prima fase figurativa, pittorica o grafica, espresso nel passaggio su supporti diversi ed esplicitato nel susseguirsi di piani attraverso il mezzo e le elaborazioni. Il ritorno conclusivo al materiale diventa un' ulteriore esplicitazione rituale, una fusione che restituisce la forma al modo consueto e fruibile, il supporto".

Per quanto riguarda i Luoghi invece, la scelta di accostare immagini in coppie definite, ma senza un tema specifico comune a tutte quelle esposte, viene giustificata dall'idea di luogo fotografico eterogeneo. La vasta produzione di cui i luoghi sono rappresentanti è designata come raccolta intima di documenti che definiscono un'identità personale e critica. Tali luoghi identificano la posizione (locus genico) di un tratto significativo all'interno di un contesto di lavoro ampio e trasversale.

La ricerca di equilibri e costruzioni sceniche nasce dalla pratica costante e dalla ricerca sull'immagine e sull'arte: le relazioni visive indotte implicano una costruzione dell'inquadratura definita, più che dal gesto fotografico o dal soggetto, da schemi estetici, schermi e segni. Il mezzo e la tecnica si fanno da parte e lasciano la scena all'io estetico, alla necessità di uno sguardo stabile, sia esso paesaggio o presenza".


Sei soddisfatto del lavoro che avete fatto finora? Stai già lavorando su qualcos'altro?

Sono mediamente soddisfatto di quanto realizzato. Diciamo 50 e 50. Ho sempre tanto materiale su cui lavorare. Continuo a produrre in continuazione materiale grezzo. Salvo quando, costretto dall'incostanza con cui rielaboro e riordino, mi prendo una pausa e dimentico di avere questa necessità. Perché comunque di necessità interiore si tratta.

Una necessità interiore il cui prodotto è ora a disposizione di un pubblico. In una società in cui il web 2.0 è diventato il canale informativo di riferimento, qual'è il tuo rapporto con la rete? Hai da poco aperto un sito internet che è tutt'ora in fase di definizione…

Da poco ho deciso di proporre online i miei lavori per cercare più visibilità… Non è vero. E' solo una tentativo di autocompiacimento. Ormai è evidente che siamo saturi di web e che ognuno possiede più di un blog o sito web e provvede a scriversi e ad autoleggersi. Provengo tuttavia da studi di comunicazione multimediale e non posso negare il mio coinvolgimento quotidiano. Con la rete io e Carlo Gabriel Santiago abbiamo un rapporto costruttivo e costante. Parlo di lui perché mi sembra importante citarlo in questo contesto. La sua identità si sviluppa principalmente sul social network più conosciuto al momento, quel Facebook che ormai tutti conoscono e che crea dipendenza ad una parte fuorviante del nostro essere curiosi e voyeur, del nostro essere ansiosi di apparire e di essere ricordati, conosciuti, benvoluti. Il mio rapporto con la rete è questo: la uso ma non ci credo. E' un mezzo, sono stanco di considerarlo una realtà, va usato con intelligenza. Andate a visitare il mio sito… www.depascal.altervista.org



ARTICOLI CORRELATI






Scrivi un commento