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IL PITTORE DELLA CLASSE MEDIA DI NEW YORK

di Emanuela Medoro

Le opere di Edward Hopper (1882-1967), il pittore della classe media americana, sono esposte al Complesso del Vittoriano fino al 12 febbraio 2017, in collaborazione con il Whitney Museum of American Art di New York.

Sono più di 60 opere che rappresentano l’intero arco della produzione di questo celebre artista americano. Da giovane fece dei viaggi a Parigi, all’epoca di grandi artisti fra i quali cito solo Amedeo Modigliani e Pablo Picasso, ma nella sua opera compaiono pochissime citazioni di influenza francese. E mancano del tutto riferimenti alla storia americana del suo tempo. Avvenimenti che hanno segnato la storia del ventesimo secolo, la crisi del ’29, la seconda guerra mondiale non lasciano traccia alcuna nella sua produzione. Impermeabile ad influenze del mondo esterno, Edward Hopper rimase concentrato per tutta la vita esclusivamente su una sua personale ricerca di un linguaggio pittorico e dei soggetti da rappresentare. Solo in età matura fu preso in considerazione dalla critica collegata con il mercato.
La sua America è inquietante per un italiano abituato alla colorata bellezza della varietà del paesaggio e della presenza umana. Prevale il colore bianco, il cielo è sempre sereno di un celeste sbiadito, scarsa la presenza umana, le immagini sono sempre organizzate in modo geometrico. Prevale la rappresentazione di attimi del paesaggio e dell’ambiente, privati del movimento e della complessità della presenza dell’uomo. Secondo me, Edward Hopper mette in luce la tendenza dell’individuo americano bianco all’isolamento nella natura, alla ricerca di un privato, di una pace personale lontana dalle possibili, temutissime contaminazioni del molteplice e variegato contatto umano che offre l’America multietnica. Case isolate nel nulla, oppure monotoni casermoni rappresentati tutti in fila non hanno abitanti. Quando rappresenta un quartiere italiano, dipinge case ammucchiate e strette in modo disordinato.
Spiccano fra le sue opere più note la rappresentazione di un faro e quella di un distributore di benzina. Il faro è il centro dell’immagine svettante su una collina verde degradante, a sinistra una casa, si intuisce che oltre l’immagine ci sia l’oceano, visto da una persona che si lascia alle spalle il resto del mondo. Il distributore di benzina appare per la prima volta in un’opera pittorica, è di color rosso al centro dell’immagine, vicino ad esso solo una figura umana maschile, nessuna macchina vicina o lontana.
Lo chiamano il pittore della middle class di New York. Non siamo a Manhattan, niente grattacieli grandiosi stile Donald Trump Tower, niente flusso di macchine, niente suoni di motori che si percepiscono ovattati da un ventesimo piano, niente suono lacerante delle sirene di ambulanze o di vigili del fuoco, niente odori di hot dogs e cipolle fritte agli incroci. Edward Hopper rappresenta una realtà di isolamento profondamente estranea al nostro stile di vita. Solo con l’immaginazione o anche con l’esperienza lo spettatore può popolare questi ambienti. Un po’ tristi, nonostante la rasserenante consolazione che di solito proviene dalla bellezza nell’arte.


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  • Published: 136 giorni ago on 9 gennaio 2017
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  • Last Modified: dicembre 23, 2016 @ 11:22 am
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