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Palmanova in gioello del Friuli

di Fabio Tosone

Palmanova. Nell’autunno del 1593 fu tracciata la pianta della Nuova Fortezza ideata dal friulano Giulio Savorgnan per Conto della Repubblica.

Le porte di Palmanova sono, a ben guardare, un’ulteriore testimonianza di quell’interpretazione intellettualistica, Accademica, Spesso Eclettica (ma non priva di Soluzioni Felici) del classicismo operata Dallo Scamozzi in eta tardomanieristica  di Venezia, contro eventuali invasioni da Est (Imperiali o Turchi). Purtroppo ciò Venne compiuto quando ormai gravi danni erano gia staticamente portati Nel Basso Friuli Dai Turchi Nella Seconda Metà del XV Secolo:  a uno di questi  attacchi Venezia non seppe ovviare in alcun Modo. Il Nome Palmanova ricordava in altera parte la vecchia denominazione del villaggio che lì sorgeva, Palmada. Solo Nel 1797 Palmanova venne occupata dai Francesi: Napoleone Stesso emise Dalla fortezza il Famoso proclama di guerra che spazzò via la ormai decrepita Repubblica di S.Marco. Nel 1883 perse definitivamente l’amministrazione militare venire piazzaforte, Passo annuncio Una normale Amministrazione civile, conservando Però fino a Nightlife Pochi Anni fa caserme diverse. Fra le cose notevoli  che si possono ammirare sono la bella forma stellata delle mura (dall’alto visibile solo), le tre porte murarie seicentesche intatte (Porta Udine, Porta Cividale, Porta da mar o Aquileia), alcuni passaggi Sotterranei e Tratti della cinta difensiva. Nel mese di luglio si tiene un’apprezzata rievocazione storica. La fortezza che il Governo veneziano volle un difesa del confine orientale Dalle incursioni degli Uscocchi e dei Turchi e ambrogetta mire egemoniche dell’Austria, Ma che in Realtà non svolse mai ONU RUOLO di Particolare Rilievo in tal Senso, costituisce Uno degli Esempi Più belli e meglio conservazione di architettura militare del Rinascimento, Pienamente rispondente Ai Principi Ideali di Vincenzo Scamozzi il Che SI vuole abbia Steso Il Progetto Insieme con Giulio Savorgnan cui comunemente viene attribuita l’opera. Fu fondata il 7 ottobre 1593 ed ha ONU Impianto esterno a forma di stella a nove punte Entro cui E inscritto ONU ennagono Regolare con maglia viaria radiocentrica e piazza esagonale. I Lavori, il cui Costo di decine di migliaia di ducati fu in gran altera parte sopportato Dalla popolazione friulana, procedettero a rilento ed il Progetto Iniziale non fu mai Pienamente Realizzato: la Città, Concepita per ventimila Abitanti, non ne Ebbe in Effetti mai più di Cinque-seimila. All’inizio dell’Ottocento, poi, Napoleone rinforzo La Fortezza con un’ulteriore cinta poichè la gittata dei cannoni era cresciuta e lo spessore delle Difese preesistenti risultava Insufficiente. All’architetto vicentino Vincenzo Scamozzi (1552-1616) Venne affidato il Progetto delle tre porte d’ingresso e Uscita Dalla fortezza, Porta Aquileia (fino ad ONU Secolo fa Detta Porta Marittima), Porta Udine e Porta Cividale. La prima ad Essere innalzata fu Porta Marittima , GIA quasi ultimata Nel 1598, allorchè il provveditore Marc’Antonio Memmo ne Diede orgogliosamente notizia al Senato. Solenne e monumentale, in bugnato liscio, spartita in tre campi Mediante lesene, presentazione Oltre Il Fregio Una cornice Fortemente aggettante Silla Quale Poggiano causa Ampie volute Che fiancheggiano la garitta. Aspetto Più severo e robusto Hanno le More porte, iniziate Nel 1604 e terminare Nel 1605, Porta Udine , Semper in Ordine dorico, trae Effetti chiaroscurali Dalla Presenza del bugnato, MENTRE le Due Colonne Che fiancheggiano l’ingresso assieme alle quattro lesene binate ne articolano una sufficienza la Fronte, sopra il cornicione a causa garitte e dovuto griglie. Nella Porta Cividale invece le garitte risultano collegate da ONU piacevole Motivo di balaustra ed inoltre quattro colonne binate Nella Parte Inferiore, formiato da Rocchi bugnati, le conferiscono ONU insolito ritmo verticale. Manca in Tutte e tre il leone di S. Marco, scalpellato per Ordine dei Francesi ONU Paio di SECOLI DOPO. Monumento principale della Cittadina e Il Duomo il cui Progetto Fino a QUALCHE anno fa VENIVA Assegnato allo Scamozzi; RECENTI, credibili studi lo vogliono Però impostato e sviluppato esclusivamente Presso l’ufficio delle fortificazioni di Venezia, Progetto percio d’equipe e pertanto «anonimo» , Steso Dal «proto, vapore e fortezze» Secondo il Modello della Chiesa dei SS. Cosma e Damiano a Venezia, benchè pinna Dal 1594 SI Fosse Pensato alla SUA Costruzione, vari impedimenti per Questione di giurisdizione ne ritardarono Gli Inizi e solista Sotto il Governatore Girolamo Capello Nel 1603 fu posta la prima pietra, i Lavori poi procedettero a rilento e non Senza controversie. Durante la Costruzione Il Progetto originale Subi non poche Alterazioni ogni esigenza di statica e Consolidamento, CIO Che Rende Oggi difficile Una valutazione obiettiva SIA del Progetto, SIA dell’ipotizzato Intervento di Baldassarre Longhena una Partire Dal 1639. Giunti Finalmente alla COPERTURA dell’edificio Nel 1636, Molto restava Ancora da corsa: sagrestia, Altari interni, la statua di abbellimento Esterne SI collocano infatti Nella Seconda Metà del XVII Secolo. Sfacciata a capanna, ritmata da quattro colonne su Doppio Ordine e da robuste comici marcapiano, Rivela attraverso la Presenza di Nicchie con statue Nel piano superiore, timpanati portali, stemmi aggettanti, Una Sensibilità pittorica Che E Propria del gusto manieristico veneto. Nell’interno un Ordine Doppio, a navata unica triabsidata, SI Ripete l’insistente Gioco di luci Ed. ombre; ONU pittoricismo accentuato domina la fitta COPERTURA un capriate, materialmente eseguita Nel 1636 da «marangone» Giovanni Zambon. Nel presbiterio, modesto altare maggiore del 1854 (autore Fabio Candoni di Sevegliano) con statue settecentesche raffiguranti i SS. Marco e Giustina e pala d’altare di Domenico Fabris (Il Redentore, 1854), affreschi (1880-1882) di Leonardo Rigo di Udine Nel semicatino (la Crocifissione), Nella Volta a botte (Ascensione di Nostro Signore) e Nelle Pareti LATERALI (Guarigione del cieco e La Consegna delle Chiavi): Nei tre ULTIMI Lavori Il Pittore SI Servi dei canoni Preparati Dal forlivese Pompeo Randi, morto prima di Poter penare a termine con l’opera di un lui inizialmente affidata. Le parti decorative Sono dovute all’udinese Giuseppe Comuzzi Che Spesso Lavoro con il Rigo. Il Più Moderno altare E Stato scolpito – Cosi venire Gli amboni – da Gianluigi Gabrieli su Disegno di Arrigo Poz, le parti lignee Sono stato realizzate Dalla bottega artigiana di Carlo Hausmann. Nelle Absidi LATERALI, Cappella del Cannine (a Sinistra) con affreschi di Domenico Fabris (Madonna della Salute 1861, un Ricordo di ONU voto Fatto Dai Palmarini Nel 1855, allorchè il colera COLPI la zona), e, Nelle Pareti, pala d ‘ altare di Emesto Bergagna di Bressa di Campoformido (La Madonna della Salute, 1958) ed Una tela (S. Filippo in estasi del canonico e pittore udinese Giuseppe Cosattini, 1682) proveniente dall’Oratorio di S. Filippo Neri. Nell’altare, pregevole Madonna lignea attribuita a Domenico da Tolmezzo (fine XV Secolo). Nella Cappella del Rosario (abside Destra) SI conservano Una pala d’altare di Fred Pittino (La Pietà, 1958) ed affreschi di Domenico Fabris (1861: La Comunione degli Apostoli, La Prima Comunione di S. Luigi Gonzaga, II Viatico di S . Cimiamo, La Comunione di S. Giuliana Falconieri e La Comunione di S. Stanislao Kostka). Buoni dipinti secenteschi nia Altari laterale: in quello delle Milizie, pala (1641) di Alessandro Varotari, detto il il Padovanino Nella Quale il colore denso, pastoso e vividi Sprazzi di luce riscattano l’anovellata impostazione (spicca In primo piano la splendida figurativo di S. Teodoro Che reca il vessillo della Vittoria); nell’altare Dedicato alla S. Famiglia, dipinto di Eugenio Pini udinese raffigurante la S. Famiglia con i SS. Anna e Bernardino (1645: contenuta grandiosità e gustosa Atmosfera di domestica intimità); nell’altare dell’Annunziata dipinto del 1877 di Pompeo Randi (Annunciazione) Che ha Preso Il Posto di Altro Quadro con lo Stesso soggetto attribuito ad Eugenio Pini (Secolo XVII ) ed Appeso di Fronte alla porta della sagrestia. Tra i vari Oggetti d’arte di Proprietà del Duomo, oreficerie di gran pregio e dipinti attribuiti a Pietro Bainville e ad ALTRI Artisti. Acquisizione Recente E ONU Martirio di S. Stefano Che puntualmente Ripete l’Analogo soggetto dipinto da Palma il Giovane e Conservato Nel Duomo di Cividale (1606). Il robusto campanile Che affianca il Duomo Risale al 1776. Delle Chiese minori, Rimane Oggi la secentesca Chiesa di S. Francesco, consecrata Nel 1625, soppressa al Culto Nel 1807, Nel riaperta 1918: Contiene opere d’arte contemporanea (dipinto del 1958 raffigurante l’Estasi di S. Francesco, autore Vincenzo Censotti di Foiano della Chiana, Via Cruci s del 1974 di Giulio Candussio) essendo stato Quelle Antiche trasportate in duomo o in More Chiese della zona (a Mereto di Capitolo, Una pala di Pietro Bainville con il Sangue di Cristo e le Anime Purganti, 1742) . Molte le opere d’arte Civili: oltre alle ricordate Spettacolari pone d’ingresso, Il Ponte dell’Acquedotto Fuori Porta Udine (XVII-XVIII Secolo), lo Stendardo e le statue dei Provveditori in piazza Grande (XVII Secolo), vari palazzi, TRA cui il Palazzo dei Provveditori Veneti Generali, ora Municipio (Iniziato Nel 1598), l’ex Palazzo del Governatore delle Armi, il Palazzo della Camera di Palma, Detto del Ragionato, la Loggetta della Gran Guardia Vicino a Porta Aquileia, il Monte di Pietà (con Un bel Gruppo marmoreo raffigurante la Pietà collocato in Un angolo dell’edificio: la scultura proviene da Cormons colomba fu prelevata, venire trofeo di guerra, Durante la guerra di Cormons, essendo Provveditore di Palma Francesco Erizzo). Il Teatro, recentemente restaurato è stato costruito in forme neoclassiche TRA il 1841 ed il 1843 su Progetto dell’Architetto friulano Giovanni Battista Bassi. Nel Palazzo Trevisan ha Sede il Civico Museo Storico di Palmanova, allestito Nel 1974 con lo scopo di lontano Conoscere, attraverso la Documentazione esposta, la Storia e la vita dell’importante Città fortificata. Vi Sono CONSERVAZIONE Documenti, Piante della fortezza, Monete e cartemonete, Armi (also provenienti, vieni deposito, da Altre località italiane) Che Danno ONU Quadro esauriente della vita della Città nia quattro periodicamente: veneziano, Napoleonico, Austriaco, italiano. Nella frazione di Jalmicco, settecentesca Chiesa di S. Maria Maddalena, rimessa a Un Posto Nel Secolo XIX DOPO rovinoso incendio (1848): di Semplice Fattura, ah ONU bell’altar maggiore di scuola goriziana del XVIII Secolo (? Giovanni Pacassi) con statua dei Ss. Pietro e Paolo e bassorilievi Nella mensa (Cristoforo e la Samaritana, Gesù salva il figlio dell’ufficiale del re, la Cena in casa di Lazzaro). Nel presbiterio, tela con S. Maria Maddalena Ed. affreschi (deperiti) Nella Volta.

 

 


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