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di Francesco Lenoci
Tra crisi e cultura, 150 anni di storia delle Camere di Commercio d’Italia, tra cui la Camera di Commercio di Lecce, a sostegno delle imprese.
Sono 36 le imprese ultra-centenarie della provincia di Lecce, tra cui una Banca, iscritte nel Registro Nazionale delle Imprese Storiche di Unioncamere. Cosa posso io aggiungere a quanto già detto dal Presidente della Camera di Commercio di Lecce Alfredo Prete, e dal Presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello, che mi hanno preceduto sul palcoscenico dello stupendo Teatro Paisiello, che illumina l’incantevole via Giuseppe Palmieri di questa splendida città?
Posso citare una bella frase di un grande musicista e compositore, Gustav Mahler: “Tradizione non è culto delle ceneri, ma custodia del fuoco”. Fuoco. L’Italia per ripartire non ha tanto bisogno di un decreto “Salva Italia”, ma di un decreto “Cresci Italia”. Il nostro Paese ha soprattutto bisogno di ravvivare quel fuoco. Ha soprattutto bisogno di riprendere a sognare e di realizzare quei sogni.
L’ho scritto tante volte nei giorni scorsi sulle bacheche di Facebook, con riferimento a questo evento. Lo ribadisco oggi, 18 aprile 2012, da Lecce: “Se non si sogna, non si progetta. E se non si progetta, non si realizza”. Sognare, progettare, realizzare: è la conditio sine qua non per uscire dalla crisi.
La crisi. La crisi che stiamo vivendo, o più precisamente subendo:
Ø è una crisi che, anche se ha preso le mosse dal sistema finanziario, non è solo finanziaria;
Ø è una crisi che, anche se sta manifestando i suoi effetti più preoccupanti nell’ambito economico, non è solo economica;
Ø è una crisi anche etica, sociale e culturale.
Per rendere conto di ciò, mi basta citare il recente libro del prof. Paolo Savona: “Eresie, esorcismi e scelte giuste per uscire dalla crisi. Il caso Italia”. Non solo finanza ed economia, quindi, ma anche quella che, con un garbato eufemismo e molta amarezza, definisco “cultura tossica”.
Un primo punto fermo. L’Italia è inserita nell’area dell’euro.
Un’area, purtroppo, che:
Ø è affetta da grave miopia;
Ø ha serie difficoltà di crescita (nel quarto trimestre 2011 il PIL dell’area dell’euro si è contratto dello 0,3% rispetto al precedente trimestre. E il nostro? Nel quarto trimestre 2011 il PIL dell’Italia si è contratto dello 0,7% rispetto al precedente trimestre);
Ø è dilaniata da liti del tutto marginali e, sovente, da insulti tra le contrapposte fazioni che, non avendo ancora capito di trovarsi sullo stesso treno, si accapigliano … per un posto in prima classe.
Povero Vecchio Continente! L’analisi annuale sulla crescita per il 2012 della Commissione europea individua cinque priorità:
1) lottare contro la disoccupazione e le conseguenze sociali della crisi;
2) ripristinare la normale erogazione di prestiti all’economia;
3) portare avanti un risanamento di bilancio differenziato e favorevole alla crescita;
4) promuovere la crescita e la competitività nell’immediato e per il futuro;
5) modernizzare la pubblica amministrazione e correggere il malfunzionamento della giustizia civile.
È un dato di fatto, come ripetutamente segnalato dalle Agenzie di rating nelle ultime ore, che non ci si sta impegnando abbastanza per dare sostanza alle citate cinque priorità.
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