di Francesco Salvatore Cagnazzo
Silenzi e rovine, palazzi e laverie, storie e suggestioni a Naracauli, piccolo borgo molto abitato negli anni sessanta e oggi semidiroccato in Sardegna…
Benvenuti a Naracauli, un villaggio semidiroccato della Sardegna. Ed ovviamente abbandonato, nonostante alla fine degli anni sessanta fosse arrivato ad ospitare quasi cinquemila persone, fungendo da centro direzionale della miniera di Ingurtosu e di quella vicina di Gennamari. Queste facevano entrambe parte del complesso minerario di Montevecchio, dove venivano estratti piombo, zinco e argento.
Le attività estrattive della cava erano iniziate nel 1855, ed hanno raggiunto il loro apice all’inizio del XX secolo. Poi, durante la seconda guerra mondiale, i primi problemi. Nel 1943 la sua prima grande crisi, quando furono licenziati tanti operai. Durante il dopoguerra una piccola ripresa, ma che non riportò mai l’attività ai fasti di un tempo. E nel 1968 la miniera fu definitivamente chiusa.
La laveria Brassey, inaugurata da Thomas Alnutt Brassey il 17 ottobre del 1900, e, in seguito, la laveria Pireddu, fecero aumentare l’importanza di Naracauli, rendendolo il centro produttivo della miniera di Ingurtosu. Attorno a queste si sviluppò anche un importante insediamento residenziale che ospitava prevalentemente gli operai e le loro famiglie.
Nel piccolo villaggio minerario vi si trovavano anche il palazzo della direzione, chiamato “Il castello”, costruito verso il 1870, in stile neomedievale. E poi ancora abitazioni di impiegati, la chiesa, lo spaccio, la posta, il cimitero ed un ospedale.
Lungo la vallata si scorgono ancora oggi gli imponenti ruderi della laveria Brassey, costruita nel 1900, e le splendide "Dune di Piscinas", dove i minerali estratti venivano trasportati grazie a una piccola ferrovia costruita nel 1871. Oggi Ingurtosu è un monumento di archeologia industriale mineraria e rientra nel Parco Geominerario Storico e Ambientale della Regione Sardegna, inserito nella rete GEO-PARKS dell'UNESCO.
(Fonte: Libero)


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