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Una guerra che assomiglia al Vietnam

convoglio_soldati.jpgdi Carlo di Stanislao

La follia è l’unica spiegazione possibile per il gesto del soldato americano che, lo scorso marzo, ha massacrato a colpi di mitra due intere famiglie di afgani: 17 persone, fra cui 3 donne e 9 bambini.

Un comunicato militare Usa si era limitato ad affermare che il soldato è stato arrestato e   la Casa Bianca si era  detta “profondamente preoccupata”. Il generale John Allen, comandante delle forze americane e della Nato in Afghanistan ha detto che chiamerà il presidente Karzai, il quale, intanto, aveva  parlato di crimine “intenzionale e imperdonabili” e ha chiesto alla Nato di fornire spiegazioni. Ma spiegazioni non ve ne sono,  a parte la pazzia che è sempre in agguato fra chi opera in scenari di guerra.

“Questo incidente è tragico e scioccante, e non rappresenta l'eccezionale carattere del nostro esercito e del rispetto che gli Usa hanno nei confronti del popolo afghano”, ha scritto Barack Obama nel suo primo commento alla tragedia avvenuta a Kandahar, aggiungendo che ora occorre “Accertare i fatti e assicurare, nel tempo più breve possibile, i responsabili alla giustizia”.

Ma sappiamo che il primo responsabile è la guerra stessa con le conseguenze di disequilibrio anche mentale che essa produce.  Ciò che sin’ora è stato possibile ricostruire è che il militare, arrestato ha agito da solo, preso da un raptus di follia e, dopo avere lasciato la sua base, ha iniziato a sparare intorno alle 3 di notte locali (le 6.30 italiane), colpendo civili in due villaggi del distretto di Panjwai, uno dei campi di battaglia più duri della guerra in Afghanistan dove è nato il movimento dei Talebani.  In un comunicato diramato da tutte le agenzie, i talebani hanno giurato di vendicare il massacro promettendo di intensificare i loro attacchi contro “i selvaggi americani malati mentali”.

attacci_in_Afghanistan.jpgLa cosa più inquietante, scrive La Stampa, è che, col passare delle ore, la strage  appare sempre più il risultato di un’operazione a cui hanno partecipato molti soldati e qualsiasi sia la ricostruzione, ci troviamo di fronte ad un episodio che renderà ancora più difficile la situazione in Afghanistan. La tensione è infatti già molto alta: troppo spesso ormai la follia si sta impadronendo dei soldati nel Paese e dall’inizio dell’anno si n’è verificato un episodio al mese.  A febbraio un ufficiale americano in servizio presso la base militare di Bagram ha dato ordine di distruggere col fuoco materiale religioso islamico, fra cui alcune copie del Corano.

La popolazione musulmana ha considerato il gesto un sacrilegio anche se i militari si sono giustificati spiegando che i volumi erano stati sequestrati ai prigionieri della base e servivano a far passare messaggi. La protesta ha contagiato anche il vicino Pakistan, e alla fine sono morti una trentina di afghani oltre a sei soldati statunitensi dopo giorni e giorni di violenze. A nulla è servita la lettera di scuse inviata dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama alle autorità di Kabul promettendo un'inchiesta: le milizie talebane hanno usato la vicenda invitando la popolazione a “non fermarsi alle proteste” ma di colpire le basi e il personale militare dell'Isaf.


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  • Published: 409 giorni ago on 12 aprile 2012
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  • Last Modified: marzo 20, 2012 @ 5:46 pm
  • Filed Under: Attualità, Opinioni

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