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di Filippo Baglini
Incontro a Londra in un'albergo con Piro Angelo, uomo di alto livello culturale che con il suo stile e la sua cultura ha dato modo a grandi e piccoli di conoscere meglio la scienza.
A Londra in una piovova domenica di inizio MArzo Marzo, l’albergo è accogliente con il suo stile inizi novecento, elegante e pragmatico. L’attesa è una di quelle ardenti perché sappiamo già che sarà indimenticabile. Il personaggio è un uomo di cultura, 8 lauree e molti premi in divulgazione scientifica: Piero Angela entra nella hall, ci accoglie con un sorriso, qualche battuta iniziale, ci mettiamo seduti e inizia così un viaggio alla scoperta dell’uomo Piero Angela.
L’avvento di internet, dei social network come Twitter e facebook, come hanno cambiato il modo di fare comunicazione? Ritiene che sia stato un cambiamento positivo o negativo?
Voi come magazine siete una bella realtà positiva, grazie ai nuovi strumenti della rete. Giovani giornalisti e comunicatori trovavano ostacoli nel comunicare un argomento, specie nel campo della scienza attraverso giornali o reti televisive in molti casi chiusi nei loro schemi. La rete, invece credo siano un ottimo strumento, se usato, bene per il futuro della comunicazione. Naturalmente ci vuole sempre una preparazione di base, ma sicuramente internet ha aiutato, aiuta ed aiuterà in meglio il modo di fare divulgazione.
Cosa non deve mai mancare ad un buon comunicatore?
Una ricetta vera e propria non c’è ma si devono avere delle qualità. La prima è capire bene l’argomento di cui si vuole parlare, nel mio caso di scienza. Una buona formazione scientifica aiuta, ma non è tutto perché l’insegnamento delle materie è troppo pesante, troppo nozionistico. Ho iniziato ad interessarmi alla scienza molto tardi. Questo secondo me vale anche nella comunicazione, non basta sapere le nozioni della scienza ma occorre capire il senso e l’utilità che troviamo dentro la scienza. Questo lo può fare anche chi non è del mestiere purché sappia raccontare al pubblico con semplicità e concretezza concetti astratti. Un buon comunicatore in definitiva deve sapere tirare fuori il succo dagli argomenti e naturalmente avere un buon linguaggio, chiaro ed accattivante, perché la comunicazione si basa anche sull’emotività pertanto un tocco di umorismo non guasta mai.
Come nacque l’idea di Quark e perché le è stato dato il nome di particelle sub atomiche?
Iniziamo dalla scelta del nome. È sempre importante la scelta di un nome appropriato, sia per un libro che per un programma, sopratutto come quello che volevamo fare. C’erano 50 nomi candidati per il programma. Durante la preparazione avevo dato un titolo provvisorio – Diogene -, mi resi conto con il tempo che quel nome non era molto indicato per un programma che parlava di scienza. Dopo una votazione della redazione venne scelto questo nome, Quark, un nome che poteva incuriosire ed il suo significato era quello di andare dentro le cose, dentro l’ultima scatola cinese, un po’ come i quark che sono i mattoni fondamentali della natura
Durante la sua carriera ricorda un’ intervista o un servizio che l’abbia messa in difficoltà , che si è rivelato difficile?
Mi lasci pensare… ma vede quando si fa questo lavoro, ci prepariamo molto bene ed è difficile, anche se possibile, sbagliare. I documentari sono scritti e meditati molto bene. Ancora una volta si deve conoscere l’argomento e bene, altrimenti non possiamo fare nulla. Successivamente si inizia ad entrare nei singoli argomenti. Altra cosa sono le dirette. Ne ricordo una che forse mi creò un certo imbarazzo nella traduzione in simultanea che e’ un altro lavoro. Fu in occasione dell’inaugurazione dell’Unesco, era una diretta, e ci fu un intervento del ministro francese della cultura che fece un discorso intonso e nonostante io parlassi benissimo francese, non riuscivo a trovare un filo logico ed ebbi difficoltà nella traduzione in simultanea che come ben sa è un’ altro tipo di mestiere con capacità di lavorare su due tempi.
Se guardiamo alla scienza del passato, le scoperte, le conquiste, rispetto a quelle di oggi, sembrano essere più veloci, ci sono certi settori come la fisica per esempio che pare oggi essere ferma, come un cane che si morde la coda. In passato le scoperte e le invenzioni sembravano cavalcare con più velocità. Come se lo spiega?
Ha ragione. In certi settori oggi c’è stata un’ accelerazione, basti pensare al passaggio dal transistor al micro chip, ma in altri casi le scoperte sono rallentate sembra quasi che le grandi scoperte di un tempo siano impossibili oggi. La fisica per esempio sembra aver rallentato le scoperte e pare che metabolizzi ciò che hanno scoperto in passato. Ma in generale le cose stanno andando bene sopratutto nel settore della tecnologia e della genetica. È anche vero che c’è una massa critica di ricercatori che una volta non c’era. Questo se da un lato può essere un grosso vantaggio dall’altro aspetto può essere un ostacolo se gestito male. Un settore in forte calo è la cultura umanistica dove di innovazione ce n’è ben poca. Quindi si, in effetti, a parte certi settori, il passato sembra vincere sul presente in termini di conquiste e scoperte.
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