Loading...
You are here:  Home  >  ARGOMENTI  >  Interviste  >  Current Article

Intervista a Giovanna Chiarilli

Fra il copione e la rappresentazione è cambiato qualcosa in corso d'opera?

Questo lo saprò solo il 9 settembre a Celano, ma credo sia ovvio e doveroso un "cambiamento"… tra lo scrivere, l'immaginare, e "concretizzare" le parole… il percorso è lungo… spero non troppo tormentato per quel che mi riguarda.

C'è un personaggio nel quale ha messo più di sé e delle sue esperienze? oppure ha seminato in tutte qualcosa: se sì, che cosa?

Auditorium_E_Fermi_Celano.jpgC'è un personaggio che mi somiglia molto, diciamo così, a cominciare dal fatto che è abruzzese, come me. Si dice che il primo lavoro nasconde sempre molti elementi autobiografici, io non mi sono sottratta a questa tesi e ho concentrato molto su un solo personaggio.

In quale aspetto le protagoniste riflettono la condizione della donna quarantenne di oggi?

Negli aspetti quotidiani del vivere che significa gestire lavoro e famiglia, conciliare doveri con spazi privati, correre dietro agli "impegni" dei figli e temere per il loro futuro, affrontare i problemi dei genitori non più autosufficienti, ritagliare momenti da trascorrere tra amiche per avere l'occasione di parlare ed ascoltare i propri pensieri… perché in casa, a lavoro, non c'è nemmeno il tempo per pensare. Ed anche nel fare con i conti con il tempo che passa, con ciò che non è più possibile, con i problemi che diventano ancora più insormontabili quando non si ha un "posto fisso"… e nell'aspettare che si avveri proprio quel sogno nato sui banchi della scuola e mai dimenticato. Perché, comunque, per i sogni c'è sempre tempo!

C'è più libertà nello scrivere un testo teatrale o una sceneggiatura televisiva?

La libertà è di chi ha l'idea… se poi si viene chiamati per collaborare ad un progetto, è chiaro che questo va accettato, condiviso, certamente discusso ma in grandi linee "rispettato". Ciò non significa non avere libertà di creare, proporre o modificare, è quello che accade e deve accadere in ogni gruppo di lavoro, ma sempre nel rispetto dell'idea iniziale. Credo valga per ogni progetto, sia teatrale sia televisivo, almeno questo è il mio approccio. Nel caso di "C'era una volta un re…", visto che l'idea è mia, almeno all'inizio mi sono sbizzarrita. Doveva essere un libro (ma chissà…), poi c'è stato l'incontro con Marco Cavallaro… (che ringrazio per la generosità e la fiducia…) e grazie ai suoi consigli e suggerimenti, è diventato un testo teatrale.

Ci può anticipare qualcosa di "Orgasmo cosmico-Disperato bisogno di amore"?

loc_Cera_un_Re.jpgLa storia si svolge in un pub ed i vari personaggi vivono ognuno un personale "disagio" dovuto all'amore… chi per una storia finita, chi per una storia a rischio, altri per una storia che sta per iniziare. Collocare in un posto di lavoro tante emozioni… può causare tanti danni, soprattutto se in questo spazio ristretto ci sono proprio le persone che, in maniera opposta, si ritrovano a vivere la stessa situazione: come possono lavorare insieme due persone che fino al giorno prima erano una coppia? Per quanto tempo possono sopportarsi due colleghi che si scoprono innamorati della stessa donna? E quanto può reggere un'amicizia tra un uomo e una donna se lei si sta innamorando e… anche lui, ma dell'ex di lei? Ho già detto troppo… in ogni caso, la "morale" è che la prima necessità di ogni essere umano è… l'amore. Insomma, non ho fatto poi una grande scoperta… spero almeno di averlo raccontato in maniera divertente. 

(Fonte: Fatti Italiani)


Pages: 1 2

    Print       Email
  • Published: 645 giorni ago on 13 settembre 2011
  • By:
  • Last Modified: settembre 12, 2011 @ 4:59 pm
  • Filed Under: Interviste, Teatro

You might also like...

tre persone sul palco

Al teatro un musical su Darwin

Read More →