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Alice e “Corpo Celeste”

ciak.jpgdi Manuela Morana

Paragonato a Gomorra per la verosimiglianza con cui ritrae la realtà, "Corpo celeste" è l’esordio folgorante della giovanissima Alice Rohrwacher.

Premiato con un Nastro d’Argento e consacrato a Cannes dove ha partecipato come unico film italiano nella prestigiosa Quinzaine Des Réalisateurs (sezione-laboratorio che ha lanciato Fassbinder, Herzog, Carmelo Bene, George Lucas, Jarmusch, i fratelli Dardenne).   

Corpo celeste è il ritratto sincero di un’adolescente, Marta (la bravissima Yle Vianello), che dopo 13 anni di vita in Svizzera torna con la famiglia nella sua città natale, Reggio Calabria.  Coi suoi occhi scruta un mondo che non ricorda. L’ingresso nel gruppo di preparazione alla cresima le fa toccare con mano la realtà ecclesiastica dove la verità delle fede sembra confondersi con la falsità di persone come Don Mario, altezzoso e gelido, capace di gestire la chiesa come una piccola azienda e di trasformare l’allestimento di un nuovo crocifisso in un grande show. Marta è diligente, forse la migliore delle allieve di Dio. Eppure qualcosa s’incrina. Capisce che non è tra quelle sacre mura che può trovare la sua strada.  

Corpo celeste, liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Anna Maria Ortese, è un progetto cinematografico nato dall’incontro tra la documentarista di formazione Alice scena_Corpo_CELESTE.jpgRohrwacher (sorella della già nota attrice Alba) e Carlo Cresto-Dina, ideatore della collana Feltrinelli Real Cinema. Il centro narrativo è l’universo di una ragazzina come tante altre alle prese con un mondo nuovo dove per orientarsi e trovare amici è opportuno “cresimarsi”.  Per raccontare la vita di Marta, la Rohrwacher dimostra di aver bisogno di ben pochi mezzi:  una macchina a mano, la fotografia sgranata, il suono diegetico, tutti elementi che ricordano il cinema dei Dardenne, incisivo anche se semplice ed essenziale nella forma.  

L’esordio di Alice ha lasciato il segno: il coraggio di scagliarsi, ad appena 30 anni, contro la religione dell'Italia contemporanea, il conformismo televisivo e l'opportunismo politico (negazione stessa di ogni spiritualità) non è cosa comune. E il suo Corpo celeste si è già guadagnato il titolo di “film civile”, capace di raccontare un’Italia non facile da vedere altrove.  


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  • Published: 621 giorni ago on 9 settembre 2011
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  • Last Modified: settembre 1, 2011 @ 3:20 pm
  • Filed Under: Cinema

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