di Silvia Gazzetta
Recentemente ho visto un film in tv sulla storia vera di un detenuto americano in uno dei carceri di massima sicurezza degli anni 20e30.
Alcuni giorni fa, in questa estate che come tante offre poche possibilità di scelta, dove programmi idioti sono super seguiti mentre programmi che possono far riflettere non vengono neppure presi in considerazione dai palinsesti. Così giusto per puro caso mi sono imbattuta in un film "Killer, diario di un assasino".
Il film parla del sistema carcerario americano, anche se per dir la verità potrebbe parlare di molti carceri del mondo.
TRAMA:
Sollecitato da nobili ideali e speranze di riforme il giovane ebreo Henry Lesser spera di diventare il secondino di uno dei più malfamati penitenziari del paese. Sua moglie Esther si preoccupa, ma lo lascia fare. Questi, forte dell'amore e dell'appoggio della moglie, ottiene un posto nel carcere di Leavenworth e scopre ben presto che la corruzione non è bandita dietro le sbarre, ma si estende alle guardie e anche ai cosiddetti "bravi ragazzi". Di fronte alla immotivata brutalità esercitata da molte guardie nei confronti dei detenuti, le nozioni di giusto e sbagliato, che in precedenza erano così ben definite nella mente di Henry, incominciano ad avere contorni indistinti. Nella prigione frattanto Henry fa la conoscenza di Carl Panzram che si trova a Leavenworth con l'accusa di furto con scasso. Carl è l'opposto di Henry: la sua mente è piena di odio; il suo corpo vibra di violenza. Henry infrangendo le regole di Leavenworth, incomincia a procurare al detenuto dei fogli. Nella speranza che la scrittura aiuti Carl a
esorcizzare alcuni dei suoi dèmoni, Henry, di notte, gli porta della carta e la mattina, alla fine del suo turno, porta via le pagine scritte. A casa, rinchiuso nello studio, Henry legge quei fogli, spinto dalla curiosità. Si tratta della sorprendente testimonianza della forza di un uomo e del male che egli rivendica come proprio. Leggendo dei delitti, delle violenze e dei meschini stratagemmi messi in atto da Carl o da lui subiti, Henry incomincia a dubitare della validità del sistema carcerario che ha giurato di servire. L'insolenza di Carl rende questi un facile bersaglio alla brutalità delle guardie, che tentano ripetutamente di piegarlo all'obbedienza: si ribella e scegliendo il momento opportuno e nel buio della lavanderia brutalmente uccide a bastonate la guardia più sadica sotto lo sguardo indifferente degli altri detenuti. Una volta per tutte, Carl ha dimostrato a Henry di essere davvero un assassino. Sapendo che Carl ora subirà un processo per delitto capitale, Henry spedisce al noto psicoanalista Karl Menninger le memorie di Panzram sperando che venga dichiarato mentalmente incapace al fine di evitargli il processo. Tuttavia Carl rifiuta non solo l'infermità mentale ma anche l'aiuto del difensore d'ufficio. Pertanto, la giuria emette un verdetto di colpevolezza e lo condanna all'impiccagione. Il detenuto accoglie con sollievo la sentenza e invita Henry ad assistere all'esecuzione, che egli considera il proprio trionfo finale sul sistema carcerario.
Gli ingredienti per un buon film e per una sana riflessione ci sono tutti. Forse in alcune parti è un pò lento ma rende fino in fondo la realtà del sistema carcerario. Un luogo dove si dovrebbe riformare le persone malvage per renderle migliori invece nella maggior parte dei casi escono per poi commettere atti più efferati. Le prigioni diventano posti in cui sadici secondini possono sfogare "legalmente" tutta la loro ferocia contro delinquenti poco propensi ad abbassarsi agli ordini o che non riescono a pagarsi un trattamento di favore.
Le carceri americane, italiane, francesi, spagnole e così via, sono piene di detenuti di ogni specie. C'è quello che ha rubato il pane per sfamare il figlio come quello che ha ucciso per il gusto di farlo, poi stupratori, alcolizzati, ero e cocainomani e anche qualche innocente.
Il film fa capire, come tanti altri simili nel genere, la fragilità del sistema carcerario. Si entra per un piccolo furto e si esce e poi si ritorna come omicida. Per fortuna c'è qualcuno che una volta uscito dal cercere prende la retta via e la segue per tutta vita. Ma per chi non ce la strada finisce quasi sempre con l'ergastolo o la pena di morte. Eppure come fa capire bene il film, per un detenuto che viene continuamente picchiato, messo in cella d'isolamento per giorni interi senza cibo ed acqua, preso di mira da tutte le guardie carcerarie che gli infilano le armi nei pantaloni facendo finta di sparare, oppure scelto come volontario per testare i vari sitemi di tortura, per questo tipo di detenuto non resta altro che uccidere per dare sfogo a tutta la sua rabbia per poi sperare di essere giudicato colpevole e ucciso per finire le violenze fisiche - psichiche su di lui.
Per fortuna il detenuto Carl riconosce la non violenza di Henry. Una sera quando Henry entra nella cella di Carl per la periodica perquisizione appoggia il suo sfollagente sulla sedia con tutta tranquillità, Carl lo prende e per un attimo si ha la sensazione che voglia colpire il secondino con tutta la sua forza ma la guardi dice all'uomo che non ha paura perchè sa di non avergli mai fatto nulla di male ma di averlo sempre trattato con rispetto. Carl consegna lo sfollagente a Henry e gli dice di stare attento perce in un carcere ci sono tante persone fuori e dentro le celle pronte a far del male. Una piccola luce di speranza per la salvezza di Carl oppure raffigura la realtà che Carl diventa molto violento con chi è stato ingiusto con lui. Nel film domina un sistema carceraio corrotto e violento, ma il rapporto fra e Carl ed Henry dimostra che anche senza una banconota da 10 dollari si può essere trattati bene.
Nel mondo carcerario odierno, forse certi problemi sono risolti; ma penso che la corruzione e la violenza sui detenuti esista ancora. Forse se non riusciamo a cancellare la violenza dietro le sbarre dei penitenziari non dovremo stupirci se i detenuti escono con qualche problemi di droga o assetati di rabbia.


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