Pages: 1 2
di Matteo Pirritano
Un "Fenomeno", brasiliano, un asso del calcio che ha deciso di dire addio al pallone; Ronaldo se ne va al momento giusto quando le sue gambe non gli permettevano più di stare in campo per 90 minuti.
Dice addio. Quando ha capito che le gambe non seguivano più la testa, quando si è reso conto che quello che voleva non riusciva più a farlo, ha detto basta. Ronaldo (Luis Nazario de Lima) a 34 anni, dopo una carriera da brividi, saluta e se ne va. Resterà per sempre nella storia del pallone. Unico giocatore, tanto per dirne una, capace di battere il record di Gerd Müller segnando 15 reti nella fasi finali dei Mondiali (4 nel 1998, 8 nel 2002 e 3 nel 2006). Ha ringraziato tutti, nella conferenza stampa in cui ha annunciato l’addio al calcio; ma in realtà sono i milioni di tifosi del calcio che ringraziano lui per quello che ha fatto vedere a tutto il mondo dal 1993 fino a pochi giorni fa.
Il “Fenomeno” – come era soprannominato – ha vinto tanto, tantissimo. Con il Brasile, tanto per cominciare, due Mondiali, di cui uno nel 1994 a 18 anni (senza per la verità giocare mai) e l’altro nel 2002 da assoluto protagonista. Inoltre, due edizioni consecutive della Coppa America (1997 e 1999). In Nazionale vanta in totale 62 gol in 97 partite, secondo marcatore di sempre a 15 gol dal primatista Pelé. Ha regnato sul calcio mondiale, portandosi a casa due palloni d’oro (1997 e 2002) e tre volte il premio di migliore giocatore al mondo. Tra Olanda, Spagna ed Italia ha giocato 329 partite con le squadre di club, segnando 235 gol. Ha vinto la classifica dei cannonieri in Olanda e due volte in Spagna, mentre l’AIC (Associazione Italiana Calciatori) l’ha premiato nel 2007 come Campione dei Campioni.
Quando partiva palla al piede, a quella velocità, capivi che sarebbe successo qualcosa, capivi che quello lì non lo prendeva nessuno. Prima di lui solo Maradona era in grado di dribblare tutta la squadra avversaria e poi depositare il pallone in rete. Anche se Ronaldo è stato il precursore del giocatore moderno, ‘super-sonico’, in cui si fondono forza muscolare esplosiva, velocità e una tecnica pazzesca. Nessuno come lui ha avuto la capacità di correre con il pallone, incollato al piede, più velocemente di quanto non fosse capace di fare senza di esso; palla telecomandata anche nei tiri in porta: si “insaccava” sempre dove voleva lui.
Un campione capace di dettare con classe la legge del più forte, sempre col sorriso sulle labbra, senza mai alzare la voce con un compagno, senza mai farsi nemici.
Tranne uno, accertato, conclamato, che ad un certo punto l’ha costretto a fermarsi: l’infortunio. Anzi, più infortuni. Si è rotto due volte il tendine rotuleo del ginocchio destro, una volta quello del ginocchio sinistro. Tra tutte le immagini emblematiche della fragilità del Fenomeno rimarrà indelebile negli appassionati di calcio quella della finale di Coppa Italia 1999-2000 tra Lazio ed Inter. Atteso da tutti, dopo mesi di assenza, dopo pochi minuti prende palla nella trequarti avversaria, punta la difesa bianco-celeste accennando il suo tipico movimento, il “paso doble”. Ma il suo tendine rotuleo si sgretola, la gamba si piega in due ed il destino infausto si abbatte sul brasiliano. Nel silenzio dello stadio Olimpico che assiste impietrito.
Destino infausto anche nel 1998, la notte prima della finale mondiale a Parigi, quando fu colto da convulsioni, verosimilmente di origine epilettica. Sotto infiltrazioni e sotto stress (e sotto la pressione degli sponsor) scese in campo per la finale, che non giocò al suo meglio. La Francia batté il Brasile per 3-0 e vinse la Coppa del Mondo, e il giallo sul suo malore divenne un caso mondiale.
È caduto più volte, ma si è sempre rialzato. Dopo lunghe riabilitazioni in seguito agli infortuni subiti, nel Mondiale 2002, che si giocò in Corea del Sud e Giappone, Ronaldo vinse la classifica marcatori con 8 gol e fu la stella della squadra che arrivò in finale per la terza volta consecutiva. Questa volta l'avversaria per il titolo fu la Germania, che il Brasile batté 2-0 con due suoi gol. La vittoria mondiale gli valse a fine anno il suo secondo Pallone d'oro (2002). Ad ogni modo, per colpa dei tanti infortuni subiti non ha raccolto quanto avrebbe meritato.
Pages: 1 2


Print
Email


