di Emanuela Morana
La difficle situazione dell'Irak visti dagli occhi di una donna, una straordianrio ritratto di uno scenario difficile e di una guerra recente.
Arriva al cinema il film che ha scosso il pubblico all’ultimo Festival del Cinema di Roma: I fiori di Kirkuk. Pellicola firmata dal giovane regista curdo Fariborz Kamkari e musicata dall’Orchestra di Piazza Vittorio, la pellicola è la prima coproduzione internazionale girata in Iraq dall’inizio della guerra nel 2003.
Il genocidio curdo compiuto negli anni ‘80 da Saddam Hussein, distante dal grande schermo, è una ferita aperta nella storia del popolo iracheno. Fariborz Kamkari ha vissuto sulla sua pelle la violenza feroce della macchina del genocidio e per questo ha scritto di sua mano prima un romanzo, poi una sceneggiatura che potessero restituire alla memoria collettiva quanto accaduto sul fronte mediorientale. Una tensione drammatica fortissima accompagna le vicende del triangolo amoroso condotto da Najla, bellissima studentessa irachena in Italia per studiare medicina. Il suo ritorno a Baghdad, come guardia medica dell'esercito, le permette di riunirsi a Sherko, medico curdo che aiuta le forze ribelli a Kirkuk. Mentre l'esercito iracheno procede con il rastrellamento dei curdi, Najla dovrà respingere l’amore di Mokhtar, preservare il suo amore per Sherko e salvare se stessa.
Un personaggio inusuale è quello di Najla che, per stessa ammissione del regista, conduce la storia e domina la relazione con i due uomini. Najla è il soggetto di uno straordinario ritratto di donna mediorientale che, come tante in Irak, è decisa a scegliere a qualsiasi costo per la propria vita. Fariborz Kamkari ha saputo valorizzarla mettendola al centro di una trama impregnata di dolore eppure capace di scaldare il cuore grazie all’atmosfera e alle vicende dal sapore mélo. L’iracheno Fariborz Kamkari (Iran, 1975) è uno sceneggiatore e regista che vive a Roma. Ha esordito come regista nel 2005 con il thriller Il Capitolo Proibito, pellicola vincitrice nel 2006 del premio per la Miglior Regia al Festival Indipendente di Bruxelles. I Fiori di Kirkuk, il suo secondo lungometraggio, è tratto dall'omonimo romanzo scritto da Kamkari stesso.


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