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di Katia Benedetto
Nei piatti dei più raffinati ristoranti finisco sempre più fiori, dalle calendule all'eucalipto, idee per ricette floreali.
Rose, viole, garofani e gelsomini, mandorle e rosmarino. Purché fiori, purché commestibili. Autunno a tavola, dunque, sotto il segno del colore e dei fiori. Dalle ricette più semplici ai piatti più raffinati.
Cambiare e' la parola d'ordine adeguandoci ai diversi climi, alle stagioni. Coltivando, quando possibile, su terrazze e giardini privati i propri ingredienti di riferimento. Giovani chef lanciano nuove mode, come Christian Donvito, interior flower designer, convertito alla cucina.
"Il passo e' stato breve – racconta Christian Donvito – Avevo già studiato a approfondito la storia della botanica. Ho scoperto che i fiori edibili sono numerosi. Crisantemi, iris, girasoli, margherite, dalie, petunia, malva, glicine, camomilla accanto alle erbe aromatiche, ai fiori di alcuni alberi da frutto, come l'arancio e il pesco".
"E se oggi sono di gran moda le tisane, i tè ai fiori e i cocktail estivi – aggiunge Christian Donvito – non meno particolari e sofisticate le creazioni di primi piatti o risi al basilico e alle violette, alle calendule, all'eucalipto e allo zafferano, i tagliolini ai fiori di zucca accanto alle insalate, una mia specialità – prosegue il giovane chef, che presto aprirà un suo ristorante nel cuore della capitale – con pannocchie, mais, carote e petali di rose gialle".
"Riguardo poi ai dolci, immancabile ad ogni pranzo le torte con fiori d'arancio e ananas, le cialde di pasta frolla confezionate con pere e rose. Una cucina elettrizzante – prosegue Donvito – Rilassante, tranquillizzante. Perché i colori e i profumi sono ipercalorici, hanno un valore energetici, agiscono positivamente sulla psiche e sul cuore".
E' quello che pensavano i nostro padri, ma forse per motivi diversi. Nel Medioevo e nel Rinascimento i fiori e le erbe erano all'ordine del giorno. Erano sulle tavole di aristocratici e ricchi borghesi, ma anche delle famiglie più povere. Si coltivavano in casa, si raccoglievano nei campi. Prodotti e economici a costo e a chilometro zero. Esaltati negli antichi ricettari, come quello di Benedetto Stefani, 'L'arte di ben cucinare' pubblicato a Mantova nel 1662 in cui si disquisiva di aceto ai fiori di rosmarino, conserve di viole paonazze, gelatine bianche con pomi azzeruoli accanto alle gelatine di fiori e frutta preparate nei conventi dalle suore.
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