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di Filippo Baglini
Si e’ conclusa con un concerto straordinario alla Queen Elizabeth Hall di Londra la prima tappa del tour mondiale del grande pianista e compositore Giovanni Allevi.
Incontrare Giovanni Allevi lascia sempre un segno. Perché il genio davanti a te si trasforma in una persona affabile, profonda, amica.
Ti definiscono Il Mozart del 2000, il genio del piano. Secondo te sono appellativi che vengono dalla stampa o direttamente dai tuoi fan?
Al dire il vero non lo so. Innanzitutto Mozart e’ l’idolo irraggiungibile, il pubblico mi percepisce forse come una specie di Mozart, come una riproposizione contemporanea della figura del compositore. Ma io non mi sento assolutamente paragonabile a Mozart che è inimitabile. Io faccio solo la mia musica in chiave moderna.
Tu che vivi sempre tra i suoni, le note, migliaia di persone, che rapporto hai con il mondo senza rumori: con il silenzio?
Ah il Silenzio, e’ vitale per me per comporre, su di esso io appoggio le note, adagio le mie melodie, le mi fughe, il silenzio per me e’ fondamentale, e' la piattaforma del tutto.
Settembre: Arena di Verona, un grandissimo successo, tu che dirigi 90 professori d’orchestra da tutto il mondo. Mi ha sempre incuriosito una cosa, a parte il linguaggio della musica, ma tu in che lingua parlavi per farti capire?
Ah questa si che e' una bella domanda e sai perche’? Perchè ai professori parlavo in italiano. E il perche’ e’ semplice, l’italiano e’ stata la lingua internazionale della musica nei secoli e che ha dettato legge e ancora oggi si usa, per esempio per decifrare il pezzo, con allegro, lento, piano etc…
Giovanni tu dove componi la tua musica sul pianoforte o su pentagramma?
Sul pentagramma e’ doloroso ma e’ necessario staccarsi dal piano per comporre, poi al piano modello i miei scritti e lui mi dà la sua voce.
Ho notato spesso che alla fine di ogni brano al piano ovunque tu sia, non ti stacchi subito, ma rimani per qualche secondo immobile sembra quasi che tu gli parli, poi ad un tratto sembri uscire da una bolla che vi conteneva entrambi. E' così?
Si è proprio così. Io ci parlo prima di ogni concerto, e lo ringrazio sempre dopo, quando vengo inondato dagli applausi lo accarezzo e gli dico:” questi sono anche per te..”. Sì da un lato lo ammetto, è come se recuperassi l’anima del bambino che parla con gli oggetti con cui gioca.
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