di Silvia Gazzetta
Quando Balotelli entra in campo i tifosi si scatenano incitandolo a fare gol, specie contro il razzismo.
Il fenomeno del calcio italiano si chiama Mario Balotelli, anno di nascita 1990. Segni particolari un mirino per la porta avversaria e la pelle dal colore nero. Nato in Italia ma di origini africane, ha una passione fin da piccolino per il calcio.
Sostenuto dalla famiglia adottiva riesce a coltivare la sua passione, gioca in diverse squadre e viene notato anche da squadre d’alto livello. Per problemi burocratici non può passare a squadre estere ma a lui si interessa ben presto l’Inter che vede nel giovane una fonte sicura di reti siglate. Con un progetto formativo continuo il giovane Balotelli decide di entrare a far parte del club nero – azzurro.
I compagni lo stimano perché lo ritengono una persona di gran animo che sa calciare con il cuore e non solo con i piedi. Per la sua bravura e per la sua benevolenza verso l’avversario, il giovane Mario passa presto dalla primavera alla prima categoria, quella della serie A.
I suoi continui gol e i tiri in porta gli danno la gloria sempre sognata e il pubblico lo acclama come il proprio beniamino e conia per lui un nuovo nome “Super Mario”.
Il ragazzo stralunato ma dal piede d’oro inizia a darsi a qualche aria, per questo il tecnico dell’Iter gli da qualche schiaffetto amichevole e amorevole, non solo quando lo vede più agitato del solito lo lascia in panchina per fargli capire che per essere in squadra a volte si deve stare dietro le quinte.
Eppure a questo ragazzo il calcio sta dando dei segnali estremamente negativi. Forse all’inizio si trattava solo si competizione e di invidia, ma ora si tratta di razzismo. Ogni domenica quando “Super Mario” entra in campo nello stadio in cui gioca (se va bene) o negli altri stadi (se va male) si alzano dalle curve suoni strampalati composti da gente ignorante che ha fatto di Balotelli il proprio inno al razzismo. Una delle frasi più gettonate dalle curve è “Non esistono negri italiani”.
Balotelli è ancora un ragazzo e di certo deve imparare a controllare le sue parole, lo prova il fatto che recentemente è stato multato per alcune sue affermazioni, ma non deve essere facile scendere sul manto erboso sapendo che qualcuno tra gli spalti ti crede un negro e non un nero.
Il calcio ha avuto numerosi giocatori di colore e anche ora se ne contano tanti nelle squadre di serie A. Per citarne alcuni sono in seria A: Dida; Thiago Silva; Seedorf; Ronaldinho; Sissoko; Julio Cesar o Diakite.
Ma i cori razzisti investono solo Balotelli quando altri suoi colleghi sono alla pari. Purtroppo questo è dovuto all’ignoranza e alla violenza di chi quelli che vanno a vedere la partita. Queste persone non hanno ancora capito che le persone di colore sono una risorsa per la popolazione italiana e non solo ci sono diversi neri italiani.
La bruttezza dell’ignoranza e della cattiveria sono meglio dell’indifferenza di chi fa il sordo e non vuole sentire o di chi dovrebbe multare queste parole indecorose ma preferisce non agire perché il calcio è denaro.
Proprio questo è il problema. Dietro al calcio si nascondono una valanga di soldi e “Calciopoli” non è servita a togliere tutto il marcio. Dopo mesi di insulti a Balotelli si è capito che a qualcuno va bene così e non serve prendere soluzioni.
Mi sbaglierò o forse saranno immagini viste in un altro mondo, ma qualche anno fa furono girati numerosi spot dal titolo “diamo un calcio al razzismo” in cui si vedevano i big del calcio del momento intenti a scambiare passaggi di pallone con persone di colore. Begli spot, peccato che non sono stati messi in pratica, almeno per il caso Balotelli.
Bella figura che fa l’Italia Campione del Mondo. Il problema sarà risolto quando Balotelli deciderà di andare in un’altra squadra, possibilmente estera, e l’Italia farà una figura dello stesso colore della pelle del fuori classe.


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