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Dopo i fatti di Alba Adriatica, parliamo dei Rom

campo_nomade2.jpgdi Carlo Di Stanislao 

Qualche giorno fa, durante una rissa scoppiata davanti a un bar di Alba Adriatica, è stato pestato a morte un commerciante del luogo, Emanuele Fadani, 37 anni.

  

Due nomadi, cittadini italiani,  residenti nella cittadina balneare del teramano, sono stati arrestati con l’accusa dell’omicidio. Dopo il grave fatto di sangue si è svolta un’agitata manifestazione di protesta davanti al quartiere rom, mentre il giorno successivo è stata la stessa comunità Rom residente nel luogo a rivolgersi ai carabinieri per chiedere maggiore protezione e al sindaco per il risarcimento dei danni subiti nel corso della fiaccolata di protesta. Al di là del grave fatto specifico, su cui sta indagando la Magistratura di Teramo per accertare le responsabilità e punire i colpevoli, l’occasione consente di approfondire la questione dei Rom in Europa.

I Rom costituiscono la minoranza più numerosa dell'Unione Europea, ma la loro presenza nelle vicende del continente è del tutto trascurata. Non solo: le persecuzioni antizingare che hanno insanguinato l'Europa occidentale sono ampiamente censurate, così come la loro schiavitù in alcuni paesi del Sud-Est europeo. Allo stesso modo la loro resistenza per il mantenimento di un'identità distinta e fortemente caratterizzata è generalmente misconosciuta e il loro radicamento in tante realtà locali è ignorato o sottostimato. Immersi e dispersi nella storia e nella geografia d'Europa, in mezzo alle altre popolazioni e all'interno degli Stati che si sono costruiti e demoliti, i Rom hanno edificato da sé le proprie identità e le proprie “Europe”. Loro vivono giorno per giorno, godendo ad ogni istante della loro vita: un mondo lontano dai nostri schemi, fatto di magia ed esclusione, drammaticamente incamminato verso un futuro senza futuro. Un loro motto recita: "Seppellitemi in piedi, sono restato in ginocchio per tutta la vita". Si tratta di organizzazioni sociali arcaiche, chiuse, patriarcali, che non si fanno scalfire e si basano esclusivamente sull’endogamia, non mescolandosi ad altri. Un popolo nomade e stanco di persecuzioni, da sempre identificato con lo “straniero”. Sono guardati da sempre e dovunque (o quasi) con sospetto, chiamati Rom o zingari o Romanì, indifferentemente, ma probabilmente di origine differente.

Secondo gli studiosi l’etnia viene dall’India, dove Rom identifica genericamente gli artisti – ballerini, attori e percussionisti – che trasmettevano al popolo la saggezza ed i kalé o gitani, che dai Rom discendono, che si diffondono, anche con il nome di Sinti (o sinte) in Spagna e in Sud America. I Rom in Italia giungono a partire dal XV secolo (si dice  nel 1392, come conseguenza della battaglia del Kosovo fra le armate ottomane e quelle serbo-cristiane che, con la vittoria delle prime, affermò l'influenza islamica nei Balcani) e si suddivisero, poi, in dieci gruppi. I Rom abruzzesi e molisani: i più tradizionalisti, i napoletani: fortemente mimetizzati nel capoluogo e dediti,  fino ad una trentina d’anni fa, alla fabbricazione di arnesi per la pesca e all’allestimento di suggestivi spettacoli ambulanti; poi i cilentani (una comunità di 800 persone che vive a Eboli, con alcuni membri femminili che hanno raggiunto la laurea), i  lucani (una delle comunità più integrate), i pugliesi e calabresi (i più poveri di tutta Italia: 1.550 di essi vive ancora in baracche) e i camminanti.  Poi le comunità minori:  i Sinti giostrai, sparsi soprattutto tra il nord e il centro Italia, che sono almeno trentamila; gli harvati che è lo sviluppo attuale del sottogruppo dei kalderasha, circa 7 mila persone arrivate dal nord della Jugoslavia dopo le due guerre mondiali, e ,infine, i Rom lovara (non più di mille), che chiudono il gruppo.

campi_nomadi3.jpgIl rapporto annuale dell’Opera nomadi è impietoso nel tratteggiare le caratteristiche del mondo Rom nel nostro paese: “quasi totale disoccupazione, analfabetismo diffuso, degrado ambientale, emergenza abitativa, emarginazione sociale, devianze varie (leggi microcriminalità), tossicodipendenza, alcolismo, condizioni igienico sanitarie allarmanti”. Ma per la stessa organizzazione è un errore affermare che  “tutti i Rom delinquono”, anche se  è pure vero che esistono comunità che “delinquono al cento per cento”.

La materia è bollente e il pregiudizio nei confronti dei Rom è un fuoco che già brucia e non ha bisogno di altra legna. Chi si occupa seriamente e serenamente di Rom pensa che è ragionevole stimare che solo il 10 per cento dei 160 mila sia integrato, con individui che lavorano nel commercio, a volte anche nei servizi pubblici o fanno i muratori. E il restante 90 per cento? Un’altra caratteristica, che diventa un problema. Ciò che conta in primo luogo per lo zingaro è la famiglia, il nucleo costituito da marito, moglie e figli. Al di là del nucleo famigliare si pone la famiglia estesa, che comprende i parenti con i quali vengono sovente mantenuti i rapporti di convivenza nello stesso gruppo, comunanza di interessi e di affari. Oltre alla famiglia estesa, presso i Rom esiste la kumpánia, cioè l'insieme di più famiglie non necessariamente unite fra loro da legami di parentela, ma tutte appartenenti allo stesso gruppo ed allo stesso sottogruppo o a sottogruppi affini.


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