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La risposta giovane alla vecchia xenofobia

di Simone di Biasio

E' nelle librerie "Voci giovani dal Mediterraneo- quale dialogo interculturale?" il volume che raccoglie le esperienze di 600 ragazzi del Rotaract 2080 a contatto con il multiculturalismo. Alla ricerca di vie diverse dal razzismo.

 

No, non c'è solo chi vorrebbe dividere i posti su autobus e metro per italiani e stranieri. Non esiste solo chi organizza le ronde e caccia dalle proprie coste immigrati in cerca di un po' di pace. Ci sono anche "voci giovani dal Mediterraneo" che si chiedono: quale dialogo interculturale può esistere oggi? Sono i ragazzi del Distretto Rotaract 2080 (600 giovani del Lazio e della Sardegna), i quali hanno raccolto le loro esperienze in un libro edito da Giulio Perrone editore, un libro che "nasce nel segno del 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, firmata a Parigi nel 1948", spiegano Mustafa Cenap Aydin e Gabriele Papini, curatori del volume. "Per celebrare questa importante ricorrenza – continuano – l'Ue ha consacrato il 2008 anno europeo del dialogo interculturale. Sulla scia delle iniziative realizzate in Italia nell'ambito del progetto Mosaiko, il Distretto Rotaract 2080 ha sentito l'esigenza di contribuire al dibattito con un apporto originale. Ci si è chiesti quali potessero essere le reazioni dei giovani di fronte all' ‘enigma multiculturale', come lo definisce il sociologo Barman". E si può star certi che le risposte date in questo volume sono anche migliori di quelle elaborate nei "palazzi del potere", i quali anche se ci si ostina a definire di vetro, troppo spesso hanno intorno il deserto.

 

  • Avete definito il vostro libro "esperienziale".

Sì perché le singole tessere che compongono il mosaico di questo libro "collettaneo" non sono frutto di studi scientifici sui vari temi affrontati (cinema, musica, arte, sport…) ma il risultato dell'esperienza quotidiana della vita dei soci dei Rotaract Club.

 

  • Le "Voci giovani dal Mediterraneo" arrivano ad una conclusione?

Assolutamente sì. Il sottotitolo del libro pone una domanda precisa:"quale dialogo interculturale?" e la nostra risposta, il Manzoniano "sugo di tutta la storia" è che la diversità è una ricchezza e una risorsa preziosa per società realmente interculturali.

 

  • Qual'è il pubblico di riferimento di questo libro?

Principalmente gli studenti dei trienni dei licei come testo integrativo di educazione civica. Riteniamo infatti che di fronte all'emergenza educativa delle giovani generazioni, iniziative come il nostro libro possono essere utili a "preparare il terreno per il dialogo" degli adulti di domani.

 

  • E' il contatto ad aver prima bisogno di dialogo o è quest'ultimo a richiedere il contatto?

Ogni dialogo presuppone una conoscenza dell'altro e possibilmente un contatto al fine di poter arrivare ad intese possibili o a differenze insuperabili.

 

  • Come si fa a volere un'Europa forte temendo però le conseguenze del multiculturalismo?

Si può, anzi si deve volere un'Europa forte, a condizione che si pongano delle regole ben definite per il multiculturalismo. Il caso più frequente è quello delle minoranze appartenenti a culture diverse da quelle della maggioranza, con il rischio di discriminazioni ed emarginazioni. Attualmente in Europa abbiamo due esperienze principali: quella francese dell'assimilazione (chi vuole vivere in Francia deve assimilare i principi "repubblicani") e quella inglese che accetta quasi integralmente il multiculturalismo (solo le leggi vanno rispettate).

 

  • Secondo voi l'Italia è un paese razzista?

Tutti i Paesi non multiculturali sono potenzialmente razzisti, quando si vengono trasformando in Paesi multiculturali senza regole. Solo i Paesi da lungo tempo multiculturali (ad esempio il Brasile) hanno trovato il modo di far convivere etnie e culture diverse.

 

  • E' uscito un libro che ha un titolo a dir poco ironico: "Sono razzista ma sto cercando di smettere". Si può smettere grazie al dialogo?

Il dialogo aiuta a cercare di comprendere l'altro, ma tutto ciò va inserito in un contesto che lo favorisca. Il dialogo nasce nel momento in cui c'è la disponibilità di due o più interlocutori a confrontarsi. E il confronto significa che ognuno deve fare "un passo indietro" rispetto alle proprie posizioni: solo così si è disposti a riconoscere il punto di vista dell'altro e di conseguenza a ripensare il proprio.

 


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