di Simone di Biasio
È uno dei borghi più belli d'Italia. Conserva una natura mozzafiato ed un patrimonio artistico-storico-culturale da leggenda. Tra cui uno dei tentativi di togliere potere allo Stato della Chiesa. Firmato Braccio Fortebracci.
Se non il maschio della pecora, Montone per i più è poco altro. Edificato sulla parte più alta di un colle che domina la confluenza dei fiumi Tevere e Carpina, nel nord del polmone verde d'Italia, Montone è invece un piccolo e graziosissimo borgo medievale, dal 2003 uno dei più belli d'Italia, membro dell'omonimo club. Un paesino di 1600 anime dalla storia millenaria e affascinante, che vanta uno dei più audaci tentativi di creare, all'interno dell'Italia centrale del XV secolo, uno stato che non dipendesse da quello pontificio. Sì, perché la storia di Montone è soprattutto la storia di Braccio Fortebracci, che in questo borgo nacque per divenire poi grande capitano di ventura.
Non si hanno notizie certe sulle origini del nome di "Montone", anche se alcuni la associano alla traduzione latina "aries", dal nome della roccia che si erge sul colle di fronte. Montone, in provincia di Perugia, è una terra ricca di storia, come testimonia anche la magnifica rocca di Braccio, i cui resti sono stati magistralmente restaurati a seguito della distruzione compiuta da Papa Sisto IV nel 1478. Insomma, un borgo che non ha mai avuto rapporti idilliaci con la Chiesa. E ciò permette di riallacciarsi alla storia di Braccio Fortebracci. Esiliata la sua famiglia per le lotte tra fazioni che si contendevano il governo di Perugia, Braccio da Montone covò sempre un desiderio di riscatto. La leggenda vuole che a Bologna un illustre astrologo predicesse al padre Oddone la luce di cui avrebbe goduto suo figlio. Così fu. Braccio, con la battaglia di Sant'Egidio, il 15 Luglio 1416 divenne Signore di Perugia. Poi Conte di Montone, Principe di Capua, Conestabile di Sicilia e Governatore degli Abruzzi. Ma il suo progetto era troppo ambizioso per non scontrarsi col potere temporale della Chiesa, a quel tempo vestito da papa Martino V. Quest'ultimo gli mise contro il Regno di Napoli, il Duca di Urbino, i Visconti, portandolo così alla morte, a testa alta, nel giugno del 1424 ad opera di uno Sforza. Si trovava a combattere a L'Aquila. Se avesse vinto, l'Italia avrebbe registrato il suo primo tentativo di unificazione più di 400 anni prima di quello ufficiale. Anche D'Annunzio scrisse di lui: "Brillar vidi tra il rugghio delle spade il mio sogno di re nell'occhio regio di Braccio Fortebracci da Montone". Poco dopo, intorno al 1475, suo figlio, Carlo Fortebracci, conte di Montone, ricevette, per le vittorie contro i Turchi al servizio della Serenissima di Venezia, uno splendido dono: una santa spina della Corona del Cristo, quest'ultima custodita oggi a Notre Dame. Carlo donò subito la spina al suo borgo, il quale tutt'oggi ne celebra l'ostensione ogni Lunedì dell'Angelo e penultima domenica di Agosto. Secondo la leggenda, tutta intrisa di religiosità, la Spina fiorisce il Venerdì Santo emanando una dolcissima essenza: è la Passione di Cristo che rivive nel suo stesso simbolo. Dal 1798 la spina è custodita nel suo reliquiario dalle suore del convento di Sant'Agnese, note ricamatrici al tombolo ed all'uncinetto. Oltre alla Donazione della Santa Spina, altri eventi animano Montone nel corso dell'anno e soprattutto d'estate: la "Festa della Luce" rappresenta, ad esempio, un ottimo momento, nel mese di Giugno, per riflettere sugli usi che di questo bene facciamo quotidianamente, magari per dare risalto all'arte in generale.
Montone, scrigno antico e al tempo stesso proteso al futuro, offre, a chi ha il desiderio di tuffarsi in un mondo che sia avulso dall'hic et nunc: tranquillità, storia, scalinate attorno al centro, vie strette e pietre parlanti. Ma non può essere priva pure di una certa tradizione culinaria: i salumi, le ricotte fresche e le saporite caciotte, le marmellate e le conserve di frutti di bosco, i tartufi, i funghi e gli asparagi sono i profumi più ricorrenti di una cucina genuina che viene da lontano. I vini rappresentano un'altra voce importante del territorio, dal momento che gli assolati ed asciutti terreni collinari costituiscono la premessa migliore per la produzione di uve di gran pregio. Tanti infine i luoghi must, da visitare: dal Museo Civico di San Francesco a "il Tamburo Parlante", raccolta etno-antropologica di oggetti della cultura africana, dalla Collegiata di San Gregorio Magno a, ovviamente, la Rocca di Braccio. Lui, l'uomo simbolo di questa terra incantata, il quale "pareva ch'egli tutto vedesse senza esser veduto". Ecco, quanto basta per essere colti dalla curiosità del "segreto" di Montone.


Print
Email


