di Roberto Bertoni
Se sul piano politico, il 2008 sarà ricordato come l'anno in cui un uomo di colore è finalmente arrivato alla presidenza degli Stati Uniti e sul piano economico sarà citato come l'inizio di una crisi mondiale senza precedenti, a livello sportivo il 2008 è stato senza dubbio dominato dalle "Furie rosse" della Spagna che si sono distinte in numerose discipline, fornendo una dimostrazione di forza e vitalità. Hanno cominciato, in giugno, gli spagnoli del calcio, battendo in finale la Germania e vincendo, quarantaquattro anni dopo il trionfo casalingo del 1964, il secondo europeo della propria storia, sotto la guida di Luis Aragonés. Quando, il 22 giugno, si disputarono i quarti di finale tra Italia e Spagna, la grande delusione per la sconfitta che patimmo ai rigori fu attenuata dalla certezza che gli spagnoli non solo avessero giocato meglio ma ci avessero davvero surclassato con un possesso di palla, delle giocate e dei fraseggi irresistibili, meritando pienamente la qualificazione alle semifinali.
Nel tennis, invece, basta citare un nome: Rafael Nadal. Dal 18 agosto, il fuoriclasse delle Baleari è al primo posto nel ranking mondiale ATP, superando lo svizzero Roger Federer in virtù dei successi ottenuti proprio contro Federer sia sulla terra rossa (la preferita di Nadal) del Roland Garros parigino sia sul tappeto verde di Wimbledon su cui il campione di Berna si era imposto per cinque edizioni consecutive. A soli ventuidue anni, Rafael Nadal è sul tetto del mondo e, essendo migliorato moltissimo anche sulle superficie diverse dalla terra rossa, di cui è il dominatore incontrastato, siamo certi che lo rimarrà a lungo nonostante la concorrenza di Federer, del connazionale Ferrer, del russo Davydenko, del serbo Djoković e di altri tennisti ottimi ma non al suo livello. Senza dimenticare che, anche senza la classe di Nadal, in novembre la Spagna ha battuto 3 a 1 l'Argentina nella finale di Coppa Davis che si è svolta a Mar del Plata (in Argentina), con un pubblico chiaramente ostile e una pressione psicologica non facile da gestire.
Per non parlare poi delle diciassette medaglie conquistate alle Olimpiadi di Pechino (cinque ori, dieci argenti e due bronzi) e degli ottimi risultati conseguiti dai ciclisti spagnoli vincitori con Contador del Giro d'Italia, con Sastre del Tour de France, con Freire della Classifica a punti sempre al Tour de France, con Sánchez dell'Oro olimpico e nuovamente con Contador della Vuelta di Spagna.
Perfino Fernando Alonso, due volte Campione del Mondo, pur avendo a disposizione una Renault ben lontana dai fasti delle stagioni in cui gli ha permesso di conquistare il titolo iridato, è riuscito comunque a non sfigurare, vincendo nel finale di stagione i gran premi di Singapore e del Giappone.
Poche nazioni hanno avuto il privilegio di vedere in un solo anno i propri atleti sul podio in così tante discipline. La Spagna è riuscita nell'impresa grazie ad una meticolosa organizzazione e ad una valorizzazione dello sport che purtroppo da noi manca da decenni. Inoltre, lo splendido 2008 dello sport spagnolo è stato caratterizzato da un'altra virtù per nulla secondaria: la correttezza di sportivi che hanno vinto basandosi solo sulle proprie forze e non grazie a sostanze dopanti o illeciti d'ogni sorta.


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