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di Simone di Biasio
La fine di uno dei più famosi mercati di Roma. Oggi rimane un quartiere con problemi d’identità, a metà strada tra Europa, Asia e Africa. Tra immigrati (quasi) integrati e romani che si sentono sfrattati in casa propria.
Intorno alle 18 di ogni giorno Piazza Vittorio Emanuele II è solo una delle tante piazze di Roma. Si accende come tutte, vive nel buio come poche.È completamente porticata (280 colonne) alla moda piemontese, unica nel suo genere nella capitale. Non è difficile imbattersi in stranieri, tant'è che si potrebbe definirla una sorta di laboratorio sociale, di naturale terreno fertile per studi sociologici. Peccato che però lo studio lasci spesso il passo ad una quotidianità fatta solo di incontri. E, più spesso, di scontri. Per la maggior parte degli italiani si vive peggio di prima. Per gli immigrati (integrati) la situazione è migliorata. In questa piazza prima abitava uno dei più famosi mercati della capitale (e d'Italia), oggi relegato ad un luogo chiuso e non sempre apprezzato. Lo spazio all'aperto è stato "recuperato" da circa 7 anni. E ora Piazza Vittorio è, al massimo, sinonimo di tre Mondi che si incontrano: l'Africa, l'Europa e l'Asia. Non senza conseguenze.
La Polizia Municipale è sicura: da 10 anni a questa parte la situazione è assolutamente migliorata, e dal punto di vista del degrado urbano, e sotto l'aspetto della sicurezza. Un altro agente di polizia, non sempre in servizio a Piazza Vittorio, ha tutta una sua teoria: "Barboni, ubriachi e clochard non sono solo un problema di questa zona. Il fatto è che ritengo inutile cacciarli e basta. Tanto andranno da un'altra parte. È qui che l'associazionismo dovrebbe intervenire magari dando una famiglia a chi l'ha persa, una casa a chi non ce l'ha". Un altro agente, in servizio a Piazza Vittorio dal 1998, cerca di ricordare come era prima. "Il mercatino era sicuramente una forte attrazione ed il cuore economico. Ma questo attirava anche interessi loschi. Adesso è meglio, al coperto. I banchi fatiscenti e in doppia fila non bloccano più il passaggio al parco, e così quest'ultimo è tornato ad essere un centro di cultura". Effettivamente nel parco di Piazza Vittorio molti cinesi si incontrano al mattino per alcune pratiche di riscaldamento (simili allo yoga). Di sera, nonostante la poca luce, alcuni ragazzi giocano invece a pallacanestro. D'estate ci sono manifestazioni che esaltano la multiculturalità con proiezioni di film e balli. Di quel mercatino, però, oggi appena l'ombra di qualche timida bancarella di scarpe o frutta. E qualche vecchietto come Lucio ne sente la mancanza.
"Questa piazza fa schifo per le persone che ci abitano. L'ambiente e il parco sono abbandonati a sé stessi, gli alberi sono potati pochissime volte". Lucio siede al bar con un suo amico, non vuole rivelare l'età, ma il baffo ingiallito dal fumo e i capelli radi e bianchi tradiscono gli anni appena sotto i 70. E' molto incavolato, ma non, come si potrebbe immaginare, con le nuove generazioni. "Le ambulanze vanno e vengono dalla mattina alla sera, la gente spesso piscia per terra e i cinesi fanno quello che vogliono". Alla domanda: c'è più criminalità ora rispetto a 15-20 anni fa? Risponde sicuro: "Certamente sì. Oggi i cinesi sono i veri padroni: non hanno rispetto per gli italiani. Qui c'è gente che si piglia a bottigliate in testa e gli ospedali sono disastrati: ti devi portare anche l'acqua da casa. Nel parco non ci sono neanche i bagni, invece prima sì. Hanno pulito Piazza Vittorio solo perché era una buona scusa per mettersi in tasca un po' di soldi".
Questo vecchietto se la prende con quel "bravo guaglione" (citazione di prodiana memoria) di Rutelli: "E' tutta colpa sua se qui è pieno di cinesi. Noi vogliamo il mercato di prima perché quello Esquilino vicino la facoltà di Scienze della Comunicazione non è gestito da italiani, non è affidabile e la merce è di dubbia provenienza". Alla pizzeria italiana da Antonella i gestori sono più giovani di Lucio, ma solo poco meno indignati della "nuova" Piazza Vittorio. "Prima era molto più tradizionale, rispecchiava l'anima della gente che veniva anche da molto lontano per il mercatino. Certo, alcune cose, come il verde pubblico, sono migliorate, ma forse qualcuno dovrebbe prendersi un po' più cura di queste piante. Le bancarelle superstiti ora sono pochissime, perché nel 2001, prima Rutelli e poi Veltroni, hanno smantellato tutto. Il commercio qui è quasi sparito. Le serrande si abbassano alle 7 di sera". "Questo – conclude Antonella, più che un quartiere è un rione, anzi lo definirei un ghetto. La criminalità è aumentata rispetto a dieci anni fa. Da 15 anni qui gli extracomunitari si sono moltiplicati, ma la polizia fa il suo dovere e questo da, almeno, sicurezza". In un negozio d'arredamento il proprietario è un signore sulla cinquantina di nome Marco. Faccia provata e barba incolta: "In questa piazza prima giravano anche delle prostitute".
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