di Michele Santoro
Presso l'Auditorium San Pio X di Taranto è stato presentato il testo "La lingua dei nostri padri: Dizionario Dialettale Stiglianese" di Michele Mastronardi.
Le relazioni, sono state tenute da:
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prof. Nicola Viggiano, Critico d'arte e autore di numerosi saggi pedagogici e letterari, personaggio stimato in Basilicata, che ha curato la prefazione al testo.
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prof. Pio Rasulo, Medaglia d'oro per la Scuola, la Cultura e l'arte, dalla gran personalità ed umanità, titolare della Cattedra di Estetica presso l'Università di Lecce.
Gli organettisti di Stigliano, "Gruppo Folk Art – La musica nel cuore" composto da Salvatore Colangelo, Marica Chiascione, Marco Del Monte, Luca Rinaldi con l'Accompagnatrice prof.ssa Carmela Onorati, hanno ricreato per i presenti, quelle atmosfere gioiose che solo i suoni d'antichi strumenti riescono a dare. I libri, che Mastronardi ha pubblicato, di buona fattura, hanno sempre come unico denominatore, il mondo lucano e più in particolare il suo paese, che egli ha abbandonato nel 1961, per trasferirsi a Taranto. I testi in successione di data di pubblicazione sono:
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Sul sentiero della vita: una raccolta di poesie;
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Corde Lucane: raccolta di liriche in vernacolo;
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Voci antiche: raccolta di liriche e racconti in vernacolo;
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Echi di giovinezza: raccolta di poesia in lingua.
Dopo questi momenti lirici, "'o Maestr" ha pubblicato IL DIZIONARIO DIALETTALE STIGLIANESE dove il testo non è solo lo sterile elenco di tante parole messe in ordine alfabetico, ma un libro del paese che attraverso il linguaggio, i proverbi, le tradizioni, da completezza alla storia di Stigliano.
Mastronardi è sempre fermo, legato ed ancorato ai suoi ricordi ed al passato, ad un mondo dal quale non riesce ad allontanarsi, poiché mai lo ha fatto, sempre estasiato della vita "du pais", dalle amicizie continuate e curate a Stigliano, nei periodi estivi, e conservate anche con altri stiglianesi a Taranto. La generazione nata nel periodo bellico, quando l'analfabetismo, in particolar modo al Sud, era altissimo, parlava e si esprimeva in dialetto.
In quest'ultimo lavoro, Michele, si è trasferito, metaforicamente, al suo paese, nei vicoli in cui viveva da bambino, nelle strade vocianti. Munito di un lapis, molte volte, il "maestro" annotava su dei foglietti di carta, che egli portava sempre in tasca, magiche parole o il verso che s'insinuava con violenza nella sua mente. Per far questo, egli si estraniava dal mondo che lo circondava, per dialogare con se stesso chiedendosi come una parola doveva essere trascritta per farla pronunciare nel giusto modo.
Così Michele Mastronardi ha composto, con gran pazienza, giorno dopo giorno, il linguaggio del suo paese fatto di tante parole, molte erose dal tempo e non più usate. Per far questo, scrivere in dialetto, era necessario vivere, pensare e sognare nella stessa lingua.
Il ruolo di uno scrittore o di un diarista, che riporta nella sua lingua, tutto quello che osserva o che riprende da un lato remoto della mente, non inquinato da altri eventi, è come quello del vero storico che, per descrivere gli avvenimenti di un dato periodo, chiude gli occhi e fa un volo a ritroso nel tempo per calarsi in quelle situazioni storiche e sociali che il popolo viveva nel passato. L'autore dell'opera, per scrivere quest'ampio dizionario, è vissuto e si è nutrito di un passato che è stato ed è tuttora il "companatico" della sua vita.
A libro terminato, gli amici, più vicini, hanno capito il perché di questo suo estraniarsi dal presente. La costanza nell'annotare, si è tradotta in realtà ed oggi, egli può essere orgoglioso di presentare, questo Dizionario che è, certamente, un testamento per le future generazioni. Questo testo è un invito a presentare ed insegnare nelle scuole, la lingua dei padri, cultura millenaria, che è necessario tutelare poiché "QUANDO UN POPOLO DIMENTICA LA SUA LINGUA E LE SUE TRADIZIONI E' DESTINATO A PERDERSI PER SEMPRE" (Costantino Kavafis).


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