di Michele Santoro
Dopo la presentazione dell’interessante testo “Lucani Altrove”, di Renato Cantore, ritorna, nei Venerdì Culturali di Presenza Lucana, la cartella CANTI E TRADIZIONI, voluta, fortemente, dall’Associazione per contribuire a far conoscere e, forse, salvare, un gran patrimonio dialettale che ancora, in piccole comunità, sopravvive. E’ l’opera di studiosi ed appassionati de “li cunti” che consente di poter portare, tramite l’arte di gruppi teatrali unici paladini del passato, nelle associazioni, nelle piazze e nelle scuole, canti e tradizioni destinati a perdersi nel tempo. Angelo Marinò e Cosimo Scaligina hanno scritto, a quattro mani, un testo “Statte alle tijèmbe de tataranne” che è un esempio di come si possa salvaguardare un patrimonio culturale legato ad un passato non tanto lontano.
Il Gruppo Teatro Statte, dopo la bella presentazione dei canti “Scernavjenti” (ai quattro venti), che segnavano il lento trascorrere delle stagioni, torna a Presenza Lucana, con uno studio molto importante, svolto da Angelo Marinò e Cosimo Scaligina, sulla poesia popolare, le tradizioni di vita di un tempo, quando “‘nnanze ‘a ‘u focarile” si riuniva la famiglia per ascoltare “le cunte” che il più anziano, il nonno (Tataranne) con maestosità, raccontava alla famiglia riunita. I due autori si sono rivolti agli anziani del loro paese, Statte, per riportare, dalla loro memoria orale, scioglilingua, proverbi, indovinelli a doppio senso, giochi infantili e scherzi, filastrocche e ninna nanne, canzoni e stornelli giocosi e d’amore, poesie e canti religiosi, pizzeche, ed infine “le cunte”, storie tipiche degli abitanti del paese distintisi per bravura o stoltezza. E’ il testo dello stattese Marinò e del massafrese Scaligina, pubblicato da Edizioni Pugliesi, un documento che può essere studiato nelle scuole per far conoscere ai giovani un pezzo di un passato che non esiste più.
La lingua usata è spesso un italiano ibrido, dove a fianco di parole chiaramente dialettali stattesi, ne compaiono altre che appartengono ad altri posti dell’Italia del Sud. Ad esempio, nel glossario sono molte le parole riconducibili al dialetto lucano, specialmente quello della zona del materano. Lo studioso del dialetto, delle tradizioni e dei canti popolari si affida alla ricerca porta a porta, per poter cogliere, dalla viva voce degli anziani, quei versi e quelle nenie tipiche di un periodo di tempo molto lontano. E’ importante che, dopo, sia la scuola, centro del sapere, a riproporre, con progetti mirati, il dialetto e le tradizioni; il testo presentato da uno dei due autori, Cosimo Scaligina, “Statte alle tjiembe de tataranne”, ha tutte le caratteristiche per poter essere adottato come testo di studio scolastico.
L’Associazione Presenza Lucana, ha creato la cartella “Canti e Tradizioni” per contribuire, nel piccolo, a salvare dall’oblio un patrimonio orale legato a comunità specifiche. Questo dossier è diventato, nel corso degli anni, un contenitore nel quale cantastorie, gruppi teatrali e studiosi hanno portato il loro gran contributo. A dimostrazione di quanto l’Associazione sia legata allo studio dei dialetti, negli anni passati, ha presentato, anche, due dizionari della lingua di Ferrandina di Berardino D’Angella e di Stigliano di Michele Mastronardi.
Il Gruppo Teatro Statte è nato a Settembre del 1974, esordendo con un atto unico dell’autore tarantino Saverio Nasole dal titolo “A sere du perdune”. Da questa data il gruppo ha presentato molti lavori, nel paese, nelle scuole e nei teatri regionali, riscuotendo, ovunque, unanimi consensi positivi di critica. Pur rifacendosi al teatro popolare, tra i vari intrecci della Commedia dell’Arte, il gruppo ha dato, sempre, una sua interpretazione ai lavori presentati, passando da autori locali, Bino Gargano, ad altri più rappresentativi del teatro nazionale quali De Filippo, Scarpetta, Curcio. La maturità e l’esperienza acquisita, nel tempo, hanno portato alla realizzazione di lavori scritti, musicati, interpretati e diretti da rappresentanti del Gruppo Teatro Statte.
La presentazione del lavoro è stata curata dalle voci di Carmelo D’Errico, Mariella Argese, Pasquale Miccoli, Filippo Marzzii, Anna Venuto. L’accompagnamento musicale ai brani è stato del maestro fisarmonicista Antonello Tannoia e di Stefania Antonicelli alla “tammorra”.


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