di Giulio Rosi
Rafael Prado Salas, titolare della famosa caffetteria “Café y Confiteria Central” di Malaga, è il Presidente dell’ Associazione degli Imprenditori dell’Hosteleria della Provincia di Malaga (AEHMA). Il sodalizio, fondato 29 anni fa, è il più antico di Spagna, raggruppa la maggior parte degli operatori del settore e punta ad una completa partecipazione del comparto. Fra i suoi scopi figurano la rappresentanza, la difesa, la gestione e l’incentivazione professionale per tutti gli imprenditori che esercitano le attività di ristorazione. L’attività hostelera nella Costa del Sol, vede impegnati come imprenditori o dipendenti moltissimi italiani. Un settore quindi molto importante per la nostra comunità. Per questo motivo abbiamo rivolto alcune domande al presidente Rafael Prado Salas.
Come è stata l’evoluzione del settore negli ultimi dieci anni?
L’evoluzione è stata fantastica. Il numero delle imprese nella nostra provincia è cresciuto al ritmo di 500 nuove aziende all’anno ed attualmente siamo arrivati a circa 15 mila imprese, corrispondenti al 42 per cento del totale delle imprese dell’Andalusia e al 4,5 per cento del totale delle imprese di tutta la Spagna.
Quali sono i problemi del settore?
Attualmente il gran problema è rappresentato dal servizio. Abbiamo grandi difficoltà per reperire camerieri o dipendenti qualificati. Sappiamo bene che non è solo un problema nostro, ma di tutta l’Europa, dove si parla di necessità di almeno venti milioni di persone qualificate per soddisfare le esigenze di un settore in costante crescita. Di riflesso il problema è anche nostro, perchè il settore turistico occupa il primo posto nella nostra provincia e quello del personale rappresenta uno scoglio non indifferente per la nostra attività.
Perchè è così difficile trovare dei lavoratori qualificati?
Prima di tutto perchè non esistono molte scuole per la loro formazione professionale e poi perchè riscontriamo una certa riluttanza a svolgere questo lavoro anche da parte di chi lo potrebbe in qualche modo imparare. Durante questi ultimi anni tutti i nostri sforzi si sono concentrati in direzione della qualità, cercando di riconvertire la destinazione degli esercizi con un piano di riqualificazione della Costa del Sol occidentale, con il quale si vuole rinnovare il paesaggio turistico per continuare ad essere l’attività numero uno in Europa e in tutte le parti del mondo.
Quanta è la presenza italiana in questa attività?
È notevole e indubbiamente sta aumentando. Basti sapere che gli italiani che visitano le nostre fiere del settore sono sempre più numerosi, anzi posso dirle che la maggior parte dei visitatori sono proprio gli italiani, i quali evidentemente vengono a documentarsi per aprire nuovi esercizi o per migliorare con continui aggiornamenti tecnici ed operativi quelli che già hanno. Va da sè che anche nella nostra associazione gli italiani sono numerosi. Debbo comunque precisare che nella provincia di Malaga, per quanto riguarda gli italiani, il numero di quelli che fanno gli imprenditori è notevolmente superiore a quello dei dipendenti. In questo senso quella italiana è una nazionalità molto impresariale, e questo mi piace moltissimo. Gli italiani vengono in maggior parte per investire, per aprire imprese di ristorazione, pertanto sono per lo più titolari di ristoranti anziché camerieri e impiegati.
Quale è l’attuale tipologia del turista sulla Costa del Sol?
In base ai dati diffusi dall’Assessorato al Turismo dell’Andalusia, abbiamo il 51 per cento del volume totale costituito dal turismo nazionale e il 49 per cento da quello internazionale. Fra di questo ultimo quello più numeroso continua ad essere il britannico. Per quanto riguarda il livello dei consumi, e quindi delle spese da parte dei turisti, abbiamo notato un certo abbassamento. È indubbio che il costo delle ipoteche stia toccando tutte le tasche facendo molti danni all’economia. La Feria è un momento magnifico per analizzare il turismo a Malaga e il maggior afflusso turistico a questa manifestazione è rapprseentato dagli italiani. Quest’anno abbiamo registrato una riduzione degli ingressi di circa il 5 per cento. Di per sè non è molto, ma dobbiamo tenerne conto per migliorare le cose.
La Spagna regge ancora il confronto economico sul piano internazionale?
Indubbiamente, essendo diventata più cara, la Spagna è meno competitiva sul piano internazionale, soprattutto nei confronti di nazioni emergenti come Lettonia, Lituania, Croazia, Russia e di alcuni Paesi mediterranei come la Turchia. Per competere con questi paesi l’unica maniera non sono i prezzi, ma la qualità. Senza contare comunque il clima, che sta decisamente a nostro favore. Da qui la necessità di migliorare il settore rinnovando le strutture e puntando in una massima qualificazione del personale. Sono problemi grandi, ma ci stiamo lavorando seriamente e contiamo di avere presto buoni risultati.


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