di Roberto Bertoni
Indipendentemente dai risultati che otterrà, la nuova Juve di Claudio Ranieri ha tutte le caratteristiche che hanno reso la “Signora” celebre nel mondo. Con impegno e umiltà il tecnico romano ha forgiato una squadra solida, compatta, grintosa e disposta a lottare fino all’ultimo minuto senza mai arrendersi. La società, dal canto suo, ha avuto il merito di trattenere i campioni, a cominciare da Buffon e Trezeguet, e di investire in maniera oculata su ottimi giocatori come Tiago, Almiron e Iaquinta. Questa doppia mossa ha consegnato a Ranieri (altro colpo della campagna acquisti) un gruppo giovane ed equilibrato, in grado di dare filo da torcere ad ogni avversario. Osservando le partite dei bianconeri, si nota la tenacia dei giocatori e la loro volontà di vincere sempre, nonostante le difficoltà e, talvolta, la superiorità tecnica dei rivali. I ragazzi di Ranieri sono l’attualità di un club che, a dispetto dei trionfi e dei record stabiliti, non ha mai vinto facilmente, dovendo fare i conti con infortuni, periodi di calo atletico e tragedie come la scomparsa di Scirea, di Andrea Fortunato, dell’Avvocato e, lo scorso dicembre, di Riccardo Neri e Alessio Ferramosca (due ragazzi della Berretti). Se la Juve non si è abbattuta ma al contrario ha reagito, conquistando successi nei quali pochi credevano, è perché nessuno nell’ambiente si accontenta mai del secondo posto. L’ardore con cui Sivori provocava i marcatori è lo stesso con cui Trezeguet trafigge con regolarità svizzera i portieri, così come l’eleganza di Boniperti è simile a quella di Del Piero e la classe di Zoff a quella di Buffon. Giocare nella Juve per i bambini che si avvicinano al calcio è un sogno quasi paragonabile a quello di indossare la maglia azzurra. A un vero sportivo, pensando ai bianconeri, vengono in mente la maestria di Charles, la grinta di Tardelli, le magie di Platini, le giocate di Roby Baggio e una galleria di azioni che hanno contribuito all’affermazione del calcio come fenomeno popolare. La Juve non ha padroni ma solo affezionati, dalla famiglia Agnelli all’ultimo tifoso. Sostenere la “Vecchia Signora” significa concepire la vita come una lunga e leale battaglia, rialzandosi dopo le sconfitte e non montandosi la testa dopo le vittorie. Da Pavarotti a Veltroni il “mal di Juve” è stato ed è comune a circa quattordici milioni di italiani e si tratta dell’unica malattia dalla quale non si vuol guarire neanche dopo “Calciopoli”. La passione per la Juve, infatti, si può descrivere con una frase di Giampiero Mughini (più conosciuto come juventino che come giornalista): “Di tutti i sogni della mia vita, l’unico che persista negli anni intatto e vitale”.(Concorso Giornalisti)


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