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Il vocabolario del dialetto Ferrandinese

Vocabolario Ferrandina di Michele Santoro

In occasione del diciottesimo anno, dalla nascita, l'Associazione Culturale Presenza Lucana, di Taranto, continua a tracciare altre nuove linee del progetto "Turismo di paese" nel quale l'Associazione crede, convinta che sarà la cultura l'àncora di salvataggio per molti paesi dell'entroterra, agonizzanti sulle impervie colline. E' questa la volta del prof. Berardino D'Angella, che ha presentato un testo dal titolo: "Vocabolario del dialetto Ferrandinese".

Qui, le parole anche quelle di un tempo, sono state raccolte, dall'autore, sapientemente porta per porta, dialogando con gli anziani; in questo modo sono stati recuperati molti vocaboli che non fanno parte ormai della lingua dialettale moderna. Nel dizionario la storia è proposta tramite il dialetto, così tornano a vivere, tradizioni, canti, proverbi, aforismi e modi di dire di una collettività. Scavando nella memoria riaffiora la lingua dei nostri padri. Ferrandina è un tipico paese, in provincia di Matera, con le case legate, le une alle altre, da secoli, quasi ad "amoreggiare", ed a bisbigliarsi i segreti con quel linguaggio dialettale, appartenente alla zona "a dominio appulo", come le vicine Pisticci, Salandra e Bernalda. E' con la ricerca condotta dallo studioso D'Angella, che, anche, i nomi, i soprannomi, i mestieri di un tempo, le feste popolari ed i canti, danno quel senso d'unione tra passato e presente riportando alla luce lemmi e storie che altrimenti sarebbero dimenticati e cancellati per sempre. Il dialetto fatto dimenticare a suon di bacchettate sulle mani, negli anni 1950-60, porta con se parole ormai desuete, ma che hanno rappresentato dei momenti di comunicazione per molte generazioni.

In contemporanea si è svolta la mostra del brillante fotografo Rocco Scattino, "Ferrandina dei primi cinquant'anni del secolo scorso". L'autore è riuscito, partendo da immagini del 1900, a ricostruire una storia fatta di paesaggi, personaggi, processioni, tanta vita contadina. Nelle foto la trasformazione tecnologica, specie nella vita dei campi, ancora non si avverte: Il metodo di mietere il grano, con la falce, è uguale sia nella foto del 1900 sia in quella del dopoguerra. Le foto dal 1900 al 1950 mostrano un paese statico, in cui la trasformazione è poco avvertita; i cambiamenti avvenuti bisogna cercarli con l'occhio molto attento, tante uguali sono le immagini dell'inizio secolo e del dopoguerra.

Il giovanissimo professore greco, Sotiris Bekakos ha presentato una relazione, dal titolo "Storia dei toponimi greci a Ferrandina"; così si è appreso che, nell'antichità, il paese aveva come nome Troilia, mentre la sua acropoli-fortezza era chiamata Obelanon, cioè Uggiano. Il "Gruppo Folk Uggiano Ferrandinese", formato dal cantante ed animatore Daniele Gallo, da Piero Cassero, fisarmonicista, e da un gruppo di ragazzi in costume, ha creato le basi per far conoscere meglio usi, costumi, tradizioni musicali del paese. Berardino D'Angella, ha spiegato come e perché nasce un Vocabolario. Le comunità che non hanno "Memoria Storica" e non cercano di scoprire le proprie radici culturali, sono destinate ad avere un futuro senza identità. Senza dubbio il testo di D'Angella, dedicato a Domenico Bellocchio che è stato il più gran cultore del dialetto ferrandinese, è di grande interesse e rappresenta una base per allargare la sfera degli studi di una società.


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  • Published: 2045 giorni ago on 16 ottobre 2007
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  • Last Modified: settembre 9, 2008 @ 12:44 pm
  • Filed Under: Libri, Puglia

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