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Balvano, piccolo paese lucano in provincia di Potenza al confine con la Campania, venne fondato ai tempi dei Longobardi, diventando Contea durante la dominazione normanna, ed è situato su un dosso a 425 metri di altitudine. Alcuni studiosi fanno risalire l'origine del toponimo alla famiglia Balbano, detta anche Balvano o de Valvano, ma nel corso dei secoli il feudo passò nelle mani di varie famiglie. Il novecento è stato il secolo più difficile della storia del paese lucano che oltre a subire le sofferenze dei due conflitti mondiali, fu gravemente
danneggiato dal terremoto dell’Irpinia del 1980. Quell’evento catastrofico ha portato alla distruzione di numerose abitazioni e soprattutto alla morte di diversi abitanti, tanto che, nei mesi seguenti, anche Papa Giovanni Paolo II fece visita al piccolo centro per dare un forte segnale di solidarietà e di conforto nei confronti di una popolazione devastata da quella sciagura naturale. Dal punto di vista monumentale degni di nota sono la chiesa parrocchiale, il convento di Sant'Antonio, e soprattutto il castello. Costruito tra il XII e il XVI secolo, di origine longobarda, il maniero è posto in alto su un borgo antico e costituisce oggi sicuramente l’attrazione principale del paese. Particolare è la leggenda che riguarda tale fortezza. Si narra che vi abitassero due cuoche, una giudiziosa e modesta, l’altra ficcanaso e pettegola. La prima, stanca di essere spiata dalla rivale, che voleva mettersi in luce nei confronti della moglie del castellano, prese consuetudine di chiudersi in ogni camera del castello durante le faccende. L’altra, per farle dispetto, con un incantesimo si trasformava in una gatta e così facendo, poteva, continuando a lavorare, spiare indisturbata la collega. La cuoca buona, con il passare del tempo, cominciò a insospettirsi del fatto che la collega conoscesse tutti i suoi segreti, così, una domenica, conoscendo l’attività fattucchiera della cuoca, versò dell’acqua bollente su quella gatta nera che da qualche settimana appariva e scompariva misteriosamente nelle stanze del castello. La gatta fuggì miagolando e dopo un po’ comparve la cuoca tutta fasciata: disse che mentre cucinava le era caduta l’acqua bollente addosso, ma ‘stranamente’ da allora, si narra, nel castello di Balvano non girano più gatti. (Paolo Conte)


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