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Ecco in mano un comunicato stampa in cui si rende noto che venerdì 23 febbraio 2007, l’Associazione Culturale Presenza Lucana di Taranto, ha promosso, all’interno della cartella Diaforum, in occasione de ‘I Venerdì Culturali di Presenza Lucana’ un incontro a tema intitolato: ‘Curiosità ed immagine del Tibet: Lhasa e dintorni’, in occasione del quale è stato
invitato il fotografo e studioso di piccole etnie Gianni Paolantonio, ed è stato proiettato il documentario realizzato dallo stesso sulla bellezza paesaggistica della città di Lhasa. È stato come un sasso gettato in uno stagno, che provoca la propagazione circolare di un onda che dal centro si allarga fino a che la spinta non cede al ritorno della quiete. Ecco lo spunto per porsi ovvero proporsi alcune riflessioni sulla controversa drammatica situazione tibetana. Un itinerario ambizioso, in terre lontane, attraverso il mozzafiato paesaggio Himalayano, per un tentativo di scalata non alpina e sportiva, ma culturale, attraverso una ricerca nata dalla sopra provocazione e condotta tra le mura di una stanza, in quel di Udine. Muniti di entusiasmo per l’esplorazione e attratti dal fascino di quelle terre ed etnie, inizia un nuovo viaggio lungo quelle antiche e sempre nuove vie della seta, 736 anni dopo i viaggi del mercante veneziano Marco Polo (testimone importante delle culture asiatiche con cui si è intersecato nel suo lungo percorso).
Molte pagine si lascerebbero scrivere sul Tibet e la sua gente, sulla sua storia, religione e tradizioni, sul suo territorio e le peculiari caratteristiche, e tanto altro ancora, ma non è questa la sede né lo scopo del presente articolo. Desidereremmo invece – se ne saremo capaci ed i lettori avranno sufficiente pazienza di
accompagnarci – appassionarvi alla ricerca, alla scoperta ed incontro con altre culture. Aperti ad uno scambio di conoscenze ed ascolto delle meraviglie che ogni popolo, civiltà, territorio, in dialogo nel tempo, lungo il cammino della vita, ci narra e testimonia. Ogni cultura ci trasmette in eredità una storia che si fa, humus in cui affondano le loro, le nostre radici e verso il quale si deve il massimo rispetto e gratitudine con riconoscenza, pur discernendo tra il bene e il male che ha distinto ogni tempo, per imparare dagli errori e far leva su ciò che vediamo essere cosa buona, perché possiamo costruire un mondo ed un futuro migliore e più bello. Gli aspetti storici che tenteremo di enucleare nello speciale sul Tibet, certamente non esaustivi, sperano di guidare il lettore alla comprensione di una realtà complessa, ricordando che, nonostante tutto, l’universo tibetano presenta al viaggiatore e pellegrino bellezze e paesaggi unici. Tibet, dunque! (Tania Pizzamiglio)
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