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Di autori dimenticati, si sa, è pieno il mondo. Di autori celebrati, anche solo dai posteri, sono pieni i libri. Ogni tanto, se possibile, sembra utile ricordarsi di tutti, non solo il 1° novembre. E se proprio non c’è spazio, almeno di qualcuno. La scelta è opinabile, ma proprio per questo sarebbe interessante scoprire nomi suggeriti dai lettori stessi, che possono
interagire attraverso i commenti agli articoli. Di autori dimenticati, appunto, è pieno il mondo. Qui si cerca di destare ancora un po’ d’interesse nei loro confronti. Il caso di Pitigrilli è paradigmatico. Un autore che negli anni Venti era addirittura considerato il più letto d’Italia, oggi anche in contesti per così dire colti, rimane ignoto. Senonché, negli ultimi otto anni tre delle sue opere più note ('Cocaina', 'L’esperimento del dottor Pott', 'La piscina di Siloe'), sono state ripubblicate da Bompiani in edizione tascabile, Enzo Magrì ne ha completato una biografia che ha contribuito a dirimere l’ingarbugliata matassa della sua controversa vita politica, sentimentale e giudiziaria, mentre Enrico Tiozzo gli ha dedicato una titanica monografia, all’interno del suo titanico lavoro sul romanzo blu. Pitigrilli, pseudonimo di eziolologia controversa di Dino Segre, fu un autore di grande successo. Fu uno scrittore letto, un giornalista attento e intelligente, fondatore di progetti editoriali arditi e innovativi.
Di estrazione borghese, Pitigrilli ebbe formazione accademica in ambito giurisprudenziale ma non appena terminati gli studi si dedicò alla letteratura e al giornalismo, come molti autori dell’epoca. Il mondo letterario torinese gli fu aperto grazie anche al controverso rapporto che lo legò alla poetessa Amalia Guglielminetti, nota intellettuale, come molti autori in ogni epoca. Le sue notevoli qualità di scrittore si palesarono fin dai primi impegni giornalistici, palestra per i suoi lavori successivi, che regalarono
un pubblico al suo stile ironico, pungente, spesso sopra le righe. L’aspettativa per il suo primo romanzo, 'Cocaina', fu tale che le polemiche fiorirono ancor prima della pubblicazione. È negli anni Venti che si crea e si consolida l’immagine di libertino, cinico, dandy, che lo accompagnerà per molti anni. Basti pensare che tra il dicembre del ‘26 e il marzo del ‘27 due temibili testate – Il Popolo d’Italia e Il Regime Fascista – lanciarono accuse pesanti di sessuomania, antitalianità, pederastia. Le leggi razziali colpirono Pitigrilli, di origine ebraica, che subì il confino in Liguria. Ma le critiche di un intero paese ancora radicato nel bigottismo, non potevano provenire solo dal regime come testimonia un lettore d’eccezione, Umberto Eco: “infine si erano diffuse su Pitigrilli voci ambigue, che lo volevano compromesso in qualche doppio gioco. Non ho nessuna prova che fossero vere e dispongo solo di testi di Pitigrilli che con irritazione denuncia a più riprese degli imbecilli che tendevano a diffamarlo per invidia”.
Invidia o no, è un fatto che documenti inconfutabili provino la collaborazione di Pitigrilli con l’OVRA, i servizi segreti fascisti. Senza entrare nel merito della questione morale, non si può che constatare che le scelte personali, più o meno coatte, di Dino Segre abbiano influito eccessivamente sulla fortuna di Pitigrilli, ma anche questa purtroppo non è un’assoluta novità.
Fu dunque bersaglio di attacchi sia da parte dell’elìte intellettuale antifascista, che da parte del regime stesso che ne fece esempio di immoralità. Ennesima contraddizione fu l’opinione che negli anni Venti Mussolini espresse su di lui: “non è uno scrittore immorale; fotografa i tempi. Se la società è corrotta non è colpa sua”: pareva liberale, il gerarca di una delle uniche due censure attuate in Italia da secoli. Nel dopoguerra, convertitosi al cattolicesimo nel 1948, visse isolato, esiliato dall’editoria italiana di riferimento, sostenendosi con sporadiche e liminari collaborazioni giornalistiche, soprattutto in Sud America, fino alla sua morte (Torino, 8 maggio 1975). Di lui rimangono testi dal sicuro valore letterario, se contestualizzati, e dall’indiscutibile valenza mimetica e critica della società per com’era, insieme di difetti e zone d’ombra, che Pitigrilli ha affrescato, se non col talento narrativo dei pilastri della letteratura, almeno con l’umorismo e l’anticonformismo dei grandi autori. (Davide Castrianni)
Pitigrilli e gli autori dimenticati
- Published: 2302 giorni ago on 29 gennaio 2007
- By: admin
- Last Modified: gennaio 28, 2007 @ 6:53 pm
- Filed Under: Libri, Personaggi


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