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Transilvania & Co., la leggenda di Dracula




Nel 1897 Bram Stoker (1847-1912), semisconosciuto critico teatrale irlandese, pubblicò a Londra ‘Dracula’, un romanzo epistolare attraverso cui sintetizzò gran parte del patrimonio culturale e iconografico riguardante la figura del vampiro, fissando in questo modo l’aspetto e la fisionomia caratteristica che tuttora resiste nell’immaginario collettivo. In ambito Bram Stokerletterario tuttavia, il mito legato a questo ‘signore della notte’, alimentato dalle epidemie di vampirismo nella penisola Balcanica del XVIII secolo, detiene la sua patria d’origine in Svizzera. Si narra infatti che nel 1816, a Villa Diodati sul Lago di Ginevra, P.B. Shelley e sua moglie Mary Shelley, George Gordon e il suo medico personale John Polidori, in una noiosa serata di pioggia decisero di cimentarsi in un gioco letterario. Stuzzicati dalla lettura dell’orrorifero ‘Cristobel’ di S.T. Coleridge scelsero come argomento della contesa una storia dello stesso genere. Mentre P.B. Shelley e Lord Byron abbozzarono racconti di scarso interesse letterario, una parziale sorpresa giunse da Mary Shelley che delineò la prima traccia di quello che poi sarebbe divenuto il suo romanzo più famoso: Frankestein. Ma quella sera fu proprio l’inaspettato John Polidori, medico con la passione per la letteratura, a dare quel volto e quel corpo che nel corso dell’ottocento si sarebbero associati alla figura del vampiro. Costui intravide nell’affascinante aspetto di George Gordon una fisionomia ideale da affiancare a Lord Clarence Ruthven, il malvagio eroe protagonista del proprio racconto ‘The Vampyre’. Questa figura aristocratica, intellettuale ed elitaria si accostò a quella che proponeva il vampiro come un essere ripugnante e disgustoso, con le fattezze di un cadavere inanimato, proveniente dal folklore di origine slava.
Il filone narrativo si irrobustì durante gli anni ’20 e ’30 dell’ottocento, grazie all’attività della English Opera House di Londra che metteva in scena spettacoli con soggetti tratti dal Frankestein e dal Vampyre. Polidori, con il mondano ed elegante Ruthven, condizionò nuove tendenze che furono riprese successivamente anche in epoca vittoriana grazie ai ‘penny dreadfuls’, esili volumetti che narravano storie dell’orrore al prezzo di un penny, in cui l’editore Lloyd fece comparire la nobile ed elegante figura di Varney, Lord Byron (George Gordon)un vampiro del tutto simile al modello proposto dalla sorprendente fantasia letteraria del giovane medico. Se l’aspetto fisico si stava ormai delineando, ad approfondire ulteriormente la struttura psicologica del vampiro ci pensò un connazionale di Bram Stoker, Joseph Sheridan Le Fanu. Nel 1872 uscì una raccolta di racconti intitolata ‘In a glass darkly’ in cui compariva il personaggio di Carmilla. In questa novella la tematica sessuale superava la semplice carica erotica della tradizione precedente andando ad assumere connotati più ambigui. Accanto al fascino immutato del vampiro o della vampira, si aggiunge una carica uguale ed opposta di repulsione sessuale. Da questo momento in poi, la caratteristica di una virilità fortemente deviata si fa sempre più strada fra coloro che si trovano ad avere a che fare con la figura letteraria o folkloristica del vampiro. La bocca come mezzo di prelievo della linfa vitale della vittima riconduce a un atteggiamento non maturo, a un oralità infantile che fa apparire il sesso come decolpevolizzato e non a caso, nei trattati di fisiognomica del XIX sec, le qualità comportamentali di ‘temperamenti erotici’ si adattano perfettamente ai lineamenti del vampiro. Quindi, il volto e il naso aquilino, le narici arcuate, la fronte mobile e spaziosa e i capelli radi sulle tempie, sono i tratti somatici che, sommati alla tematica della sessualità distorta, da Polidori giungono fino a Bram Stoker, che assembla in un'unica figura, quella appunto di Dracula, gran parte del patrimonio letterario ottocentesco.
Ma il romanziere irlandese affrontò questa tematica compiendo un ulteriore scatto di approfondimento, associando per la prima volta il personaggio del vampiro alla reale figura storica di uno dei più sanguinari principi della storia. Stoker ebbe per la prima volta alcune notizie su questo empio tiranno da Arminius Vambéry, all’epoca noto per il suo viaggio in oriente e per essere il titolare di una cattedra di lingue orientali a Budapest. Vambéry collegò per analogia il vampiro al principe rumeno Vlad Tepes III Draculea, della dinastia rumena dei Basarab e figlio di Vlad II detto Dracul, in quanto insignito dell’Ordine del Drago da Sigismondo di Lussemburgo a Norimberga nel 1431 e quindi uno dei Vlad Tepes IIImassimi difensori della cristianità. Questo Voivoda della Valacchia (ovvero principe della regione rumena a sud della Transilvania), nato nel 1431, fu a fasi alterne il sovrano del suo feudo e fu colui che respinse Maometto II nel 1459, quando tentò di entrare in Europa via terra, terrificandolo con i 20.000 prigionieri musulmani impalati ed esposti fuori dalle mura di Tirgoviste. Fu così che Stoker spostò dalla Stiria, dove era ambientato il Carmilla di La Fanu, alla Transilvania la terra ideale per una storia vampiresca, facendo decadere il principe Vlad Tepes III a conte e costringendolo a ‘emigrare’ dalla Valacchia a Bistrita. Affrontò inoltre temi scandalosi per l’età vittoriana quali la metamorfosi fisica, la repulsione per il sesso, lo scontro razziale occidente-oriente (non a caso una delle vittime è Lucy Westerna ovvero la ‘Luce dell’occidente’) e il rapporto fra passività e aggressività del vampiro con i suoi persecutori-vittime. L’idea centrale fu partorita nel 1890 come opera teatrale, solo successivamente l’autore travasò tutto il contenuto all’interno di un romanzo, proponendo un gioco di narratori e lettori multipli teso a risaltare l’indeterminatezza dei personaggi che ruotano attorno al Conte Dracula. Questo approccio indefinito alle molteplici figure che si susseguono, rende più marcata l’unica descrizione che è presente all’interno del romanzo, quella del mefistofelico Conte. Il Nosferatu, il solo a possedere un volto, senza avere tuttavia voce all’interno della narrazione, rappresenta in questo modo l’ignoto della vita umana e l’oscura e indefinita materializzazione delle forze del male. (Luca Picco)


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  • Published: 2320 giorni ago on 15 gennaio 2007
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  • Last Modified: gennaio 15, 2007 @ 11:10 am
  • Filed Under: Cultura, Libri

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