Matteo Scarabelli, in bici lungo il Mare Nostrum
di Chiara Romanello
«Il mio lungo viaggio è stato soprattutto un percorso alla ricerca dello ‘stomaco’ dei Paesi del Mediterraneo». Così Matteo Scarabelli, giornalista e cicloviaggiatore, ha descritto la lunga marcia in bicicletta, durata quasi due anni (da settembre 2005 a luglio 2006), attraverso l'intero
arco territoriale che abbraccia il Mare Nostrum tanto conosciuto eppure altrettanto ignorato e, dice lui, «assimilato alla sola tradizione romana e greca antica senza spazio per altre storie, per altre tradizioni». Proprio da Roma è iniziato il viaggio attraverso diciotto Paesi (la regione Lazio ne ha anche fatto il proprio ambasciatore, affidandogli un messaggio da consegnare in ciascuno Stato attraversato), toccando radici linguistiche e storiche diverse (da quella latina e greca, a quella slava a quella araba). «L'idea nacque cinque anni fa. Dopo aver attraversato l'Italia, dalla Sicilia a Milano – spiega Scartabelli, 33 anni, che ha affrontato questa impresa in sella a ‘Ronzinante’, inseparabile compagna a due ruote – mi resi conto che la bicicletta dava al viaggio una sensibilità particolare, fatta soprattutto di profumi, che stordiscono e solo con il tempo impari distinguere. Mi chiesi fino a dove sarei potuto arrivare e questa domanda mi spinse ad organizzare i due lunghi viaggi che ho fatto: nel 2004 alla scoperta dei nuovi membri dell'Unione Europea e nel 2005 il giro del Mediterraneo». L’incontro è avvenuto a Trieste, una delle tappe finali del ‘tour’. Mediterraneo ed Europa centro-orientale, due percorsi solcati da confini diversi: frontiere aperte o dischiuse di recente alla tanto agognata ‘Europa’ dopo il grigiore imposto dalla cortina di ferro, che si alternano a limiti impenetrabili.
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«Il concetto di confine di certo è familiare a Trieste, anche se arrivando qui dalla costa croata non ho avuto l'impressione di un cambio netto – ci dice – ho ravvisato piuttosto una familiarità legata alla tradizione veneta e ad una certa continuità del paesaggio. Vi sono luoghi, invece, dove si ha
davvero l'impressione di immergersi ‘nell'altro da sé’, che non hanno nulla a che fare con il Paese vicino da poco lasciato alle spalle. Il Mediterraneo bagna Stati dai confini chiusi, come Algeria e Marocco che si contendono la sovranità su una popolazione sahariana del sud, che si è stanziata in territorio marocchino, ma ha chiesto agli algerini l'appoggio per ottenere l'indipendenza. Oppure Israele, dove il confine di Stato si alterna a tantissime frontiere interne mobili, presidiate da giovani militari di leva (che hanno non più di 24 o 25 anni) a bordo di enormi cingolati, che sbarrano una strada ritenuta pericolosa». Scarabelli non accenna solo a confini fisici ma anche mentali, come sono le frontiere in Bosnia-Erzegovina: «A Mostar il ponte Stari most è stato ricostruito, ma la città e i suoi abitanti non sono più quelli di prima. Il ponte aveva un significato per la vecchia Mostar, quella antecedente al 1993. Ora è più un'attrazione per i turisti, che non si accorgono spesso delle macerie, delle case devastate ed annerite, che si trovano oltre i bazar». Dal 2004 per il giovane cicloviaggiatore «è stato tempo di andare per scoprire e in fondo cambiare, abbandonando tutte le certezze e i legami che mi ero costruito a Milano, città nella quale sono nato e da cui non mi ero mai mosso». Ora è tempo di restare invece, per cogliere i frutti dei cambiamenti avvenuti grazie alla realizzazione di un sogno.
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Tutto su Matteo Scarabelli e sul viaggio sul sito della Regione Lazio
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