Intervista a Hussein Alaraj ex-sindaco di Nablus
di Fausto Biefeni Olevano
Nablus (Palestina) – Nei territori palestinesi il problema ambientale è particolarmente delicato, in quanto risente delle problematiche relative alla presenza dell’esercito israeliano, con chek point e posti di blocco. Nell’ambito di una serie di incontri organizzati da un consorzio di piccole e medie imprese italiane con le autorità palestinesi, allo scopo di focalizzare la situazione ambientale in Palestina per ciò che riguarda il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti, abbiamo avuto un colloquio con Hussein Alaraj, che è stato il sindaco di Nablus fino al 2005. La conversazione ci ha dato modo di avere un quadro molto più chiaro della situazione. Appare evidente che i problemi politici che assillano la regione, in particolare dall’inizio della seconda intifada, abbiano una grande rilevanza anche per quanto riguarda le tematiche ambientali a causa di problemi logistici determinati dal controllo del territorio.
Con questa missione si è voluto mettere in evidenza il problema ambientale e in particolare il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti, qual è la situazione nella municipalità di Nablus?
Innanzitutto voglio dare il benvenuto alla vostra delegazione e ringraziarvi per l’interesse che state dimostrando nei confronti dei nostri problemi. Sicuramente questi problemi vengono accentuati dalla situazione politico territoriale che viviamo in Palestina. Per noi non è solo un problema relativo al trattamento e allo smaltimento dei rifiuti, ma anche sul come trasportarli nelle discariche. Non disponiamo di una discarica e siamo costretti a portare i nostri rifiuti in Giordania, e non potendo portarli direttamente dobbiamo dare l’appalto ad una società privata. Questa società deve poi affrontare i problemi relativi al passaggio dei check point e ai controlli di sicurezza israeliani, tutti fattori che fanno lievitare i costi fino a 15 dollari per tonnellata.
E per quanto riguarda lo scarico delle acque reflue?
Per pompare l’acqua disponiamo di una struttura che però si trova in territorio israeliano, di conseguenza ogni qualvolta si viene a creare un problema tecnico abbiamo bisogno, solo per poter riparare eventuali danni, di due o tre giorni per ottenere i permessi delle autorità e solo dopo possiamo intervenire. Durante questa attesa le acque reflue invadono le nostre vallate causando quindi un enorme danno ambientale.
In quali condizioni sono le fognature?
Per quanto riguarda le fognature, disponiamo di due linee fognarie separate, una nella zona est ed una nella zona ovest, che però a causa delle loro caratteristiche presentano il rischio di inquinamento delle falde acquifere. La nostra intenzione sarebbe quella di ristrutturarle e quindi unirle, solo che in entrambi i casi finiscono in una determinata area (detta ‘area del mare’) controllata dagli israeliani e, quindi, nonostante si disponga di fondi non è possibile utilizzarli.
Una situazione difficile considerando che Nablus conta 160mila abitanti ai quali ne vanno sommati altri 40mila dei villaggi limitrofi?
La situazione è molto pesante non solo per quanto riguarda la municipalità, in quanto Nablus è sempre stata il punto di riferimento di molti villaggi limitrofi, circa 15 centri fanno comunque capo a noi. Approvvigioniamo, per quanto riguarda acqua e energia elettrica, a nostre spese questi villaggi, che a causa dell’intifada e della perdita delle fattorie e del lavoro si trovano in una condizione di estrema necessità. I nostri problemi, comunque, non sono solo economici e finanziari ma anche sociali. La nostra gente è costretta a vivere in una sorta di prigione, non è possibile portare i propri bambini nemmeno a pochi chilometri di distanza e ci sono persone che da cinque anni non escono dalla città.
Torniamo ai rifiuti.
Il problema principale per quanto riguarda i rifiuti è quello di trovare una discarica, senza avere il problema di portarli fuori dalla municipalità. I fondi non mancherebbero in quanto abbiamo avuto contributi dal governo tedesco, ma è molto difficile trovare il luogo adatto senza trovarsi in un territorio controllato e quindi non utilizzabile.
Si effettua la raccolta differenziata?
I nostri operatori non hanno un grande livello di istruzione e abbiamo quindi un grande bisogno di formazione in tutti i campi relativi al trattamento dei rifiuti. Il centro di raccolta è nel paese mentre il trasferimento viene effettuato, come detto, da un’azienda privata. Attualmente solo i rifiuti ospedalieri vengono trattati in maniera differenziata con un sistema di sterilizzazione spagnolo.
Visitando Israele abbiamo riscontrato una grande priorità, il problema dell’inquinamento nucleare. Qual è la vostra opinione?
Se il problema esiste, e noi non siamo in grado di saperlo in quanto l’area B e l’area C sono controllate da Israele, non sarebbe solo una priorità ma la prima priorità. Anche perché noi non disponiamo di petrolio o di altre risorse energetiche, la nostra forza è l’energia umana e il fatto che un qualsiasi agente, chimico o nucleare che sia, possa diminuirla ci causerebbe degli enormi problemi.
E per quanto riguarda il vostro territorio?
E’ molto probabile che il problema ci sia vicino alla municipalità di Hebron, che conta circa 600mila abitanti, dove c’è una vecchia stazione nucleare risalente agli anni ‘60, e circa due anni fa i giordani hanno sollevato il problema delle radiazioni.


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